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Sacrifici: Per gli enti locali, il conto cresce ancora

del 07/07/2012
di: di Matteo Barbero e Francesco Cerisano
Sacrifici: Per gli enti locali, il conto cresce ancora
Cresce il conto della spending review per gli enti locali. E a pagare questa volta sono le regioni a statuto speciale. Nel testo approdato alla firma del Quirinale è spuntato un maggiore sacrificio per i territori autonomi (100 milioni in più quest'anno e 200 in più l'anno prossimo per un totale di 1,8 miliardi nel biennio) che porta il conto definitivo della «manovra» (tale è, per i tagli lineari che contiene, il dl 94 ancorché il termine non piaccia al premier Mario Monti) per le autonomie a 7,5 miliardi per il 2012-2013 (5,5 a regime dal 2014). Le regioni ordinarie, oltre a subire una nuova sforbiciata delle risorse destinate a finanziare Asl e ospedali, lasciano sul terreno 700 milioni quest'anno, che diventano un miliardo a partire dal 2013. Invariati, invece, i numeri per gli enti locali. Le province subiscono un ulteriore taglio del fondo sperimentale di riequilibrio per complessivi 500 milioni quest'anno, che raddoppieranno a partire dal 2013. In caso di incapienza del fondo, le risorse saranno recuperate a valere sul gettito (anche futuro) dell'imposta sulla Rc auto. Una misura analoga è prevista per i comuni (compresi, a quanto sembra, quelli con meno di 5 mila abitanti), con un taglio che vale 500 milioni per il 2012 e 2 miliardi a decorrere dal 2013 e che, in caso di in capienza del fondo, sarà applicato ai versamenti a titolo di Imu.

Occorre precisare che i tagli annuali non dovrebbero intendersi come progressivi e non cumulativi: come accaduto per quelli imposti dal dl 78/2010, infatti, la riduzione a regime dovrebbe «incorporare» quella prevista per gli anni precedenti. Ad esempio, per i comuni il taglio da 2 miliardi previsto dal 2013 dovrebbe «inglobare» anche i 500 milioni sforbiciati quest'anno.

La distribuzione delle riduzioni all'interno di ciascun comparto è rimessa, in prima battuta, all'accordo fra gli enti interessati, da sancire, per regioni e province autonome, in Conferenza stato-regioni e per gli enti locali in Conferenza stato-città. Nel caso di regioni ordinarie, province e comuni, l'accordo dovrà basarsi anche delle analisi della spesa effettuate dal commissario straordinario Enrico Bondi, nonché, per gli enti locali, degli elementi di costo nei singoli settori merceologici, dei dati raccolti nell'ambito della procedura per la determinazione dei fabbisogni standard e dei conseguenti risparmi potenziali di ciascun ente.

Laddove i predetti accordi non vengano raggiunti entro il prossimo 30 settembre (evenienza tutt'altro che improbabile considerata la ristrettezza dei tempi ed alla luce proprio dell'esperienza applicativa della manovra estiva 2010, che prevede un meccanismo analogo che finora non ha mai funzionato) a decidere il riparto sarà lo Stato, che provvederà con apposito decreto (del Mef per le regioni, dell'interno per gli enti locali) ripartendo le riduzioni «in proporzione alle spese sostenute per consumi intermedi desunte, per l'anno 2011, dal Siope». È evidente che, in tal caso, la differenza fra spending review e taglio lineare rischia di attenuarsi fortemente.

Per le autonomie speciali, invece, si rinvia ai meccanismi previsti dall'art. 27 della legge 42/2009, ma nel frattempo le somme decurtate saranno accantonate annualmente a valere sulle quote di compartecipazione ai tributi erariali, sulla base, anche in questo caso, di apposito accordo sancito in sede di Stato-regioni entro il 30 settembre 2012, ovvero, anche in tal caso, sulla base del medesimo criterio proporzionale valido per gli altri livelli di governo.

Oltre ai tagli, arriva un nuovo giro di vite sulla spesa di personale. Alle province, nelle more dell'attuazione delle disposizioni sulla loro riduzione e razionalizzazione, è imposto il blocco totale delle assunzioni a tempo indeterminato. Per gli altri enti la stretta sarà attuata con un dpcm da emanare entro il 31 dicembre 2012 (quindi con effetti non prima del 2013) che dovrà stabilire i parametri di virtuosità per la determinazione delle dotazioni organiche, tenendo prioritariamente conto del rapporto tra dipendenti e popolazione residente. A tal fine, dovrà essere determinata la media nazionale del personale in servizio presso gli enti, considerando anche le partecipate. Gli enti che risulteranno collocati a un livello superiore del 20% rispetto alla media non potranno effettuare assunzioni a qualsiasi titolo, quelli sopra media del 40% dovranno ridurre le dotazioni organiche (si veda altro pezzo in pagina). Il decreto, oltre alla modifica dell'art. 28-quater del dpr 602/1973 per raccordarne il contenuto a quello dei decreti appena varati sullo sblocco dei debiti della pa, contiene anche una norma di interpretazione autentica dell'art. 204, comma 1, del Tuel richiesta dell'Anci, che chiarisce che gli enti locali possono assumere nuovi mutui e accedere ad altre forme di finanziamento purché il limite massimo fra interessi ed entrate correnti sia rispettato nell'anno di assunzione del nuovo indebitamento.

Infine, viene prorogato al 10 settembre il termine (scaduto il 30 giugno) entro cui i comuni possono aderire al patto orizzontale nazionale, con slittamento al 30 settembre della scadenza entro cui il Mef dovrà rimodulare gli obiettivi degli enti interessati. Al riguardo, ieri il presidente dell'Anci, Graziano Delrio, ha annunciato la sottoscrizione di un accordo con le regioni per favorire l'attuazione dello strumento, fin qui rivelatosi un totale fallimento: ai governatori andrà una quota (si parla di 300 milioni) del fondo da 500 milioni stanziato per incentivare le cessioni di quote di obiettivo. Le regioni otterranno cassa per ridurre il loro debito e in cambio dovranno mettere a disposizione dei comuni, attraverso il Patto regionale verticale, equivalenti spazi finanziari per effettuare pagamenti di residui di parte capitale.

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