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Condanne: Trattenute non versate, si rischia il carcere

del 06/07/2012
di: di Claudio Milocco
Condanne: Trattenute non versate, si rischia il carcere
In questo periodo si registra un notevole aumento di condanne penali dei tribunali competenti a carico dei datori di lavoro i quali, nonostante le diffide dell'Inps, non hanno provveduto a versare all'Istituto nei termini di legge le trattenute previdenziali operate sulle retribuzioni dei dipendenti.

Sul tema andrà ricordato che il costo contributivo di competenza dell'Inps per i lavoratori dipendenti è di norma pari a due terzi dell'imponibile a carico delle ditte e l'altro terzo a carico dei lavoratori che viene trattenuto sulla retribuzione mensile.

Il sistema sanzionatorio per il mancato versamento dei contributi all'Inps segue altro percorso e andrà sottolineato che le due obbligazioni (del datore e del lavoratore) vanno sempre esaminate distintamente.

L'art. 37 della legge 24 novembre 1981, n. 689 sulla depenalizzazione così recita: «Salvo che il fatto costituisca più grave reato, il datore di lavoro che, al fine di non versare in tutto o in parte contributi e premi previsti dalle leggi sulla previdenza e assistenza obbligatorie, omette una o più registrazioni o denunce obbligatorie, ovvero esegue una o più denunce obbligatorie in tutto o, in, parte, non conformi al vero, è punito con la reclusione fino a due anni quando dal fatto deriva l'omesso versamento di contributi e premi previsti dalle leggi sulla previdenza e assistenza obbligatorie per un importo mensile non inferiore al maggiore importo fra cinque milioni mensili e il cinquanta per cento dei contributi complessivamente dovuti. Fermo restando l'obbligo dell'organo di vigilanza di riferire al pubblico ministero la notizia di reato, qualora l'evasione accertata formi oggetto di ricorso amministrativo o giudiziario il procedimento penale è sospeso dal momento dell'iscrizione della notizia di reato nel registro di cui all'articolo 335 del codice di procedura penale, fino al momento della decisione dell'organo amministrativo o giudiziario di primo grado. La regolarizzazione dell'inadempienza accertata, anche attraverso dilazione, estingue il reato. Entro 90 giorni l'ente impositore è tenuto a dare comunicazione all'autorità giudiziaria dell'avvenuta regolarizzazione o dell'esito del ricorso amministrativo o giudiziario».

Ai sensi dell'art. 1 del decreto legislativo 24 marzo 1994, n. 211 l'omesso versamento delle ritenute previdenziali e assistenziali da parte del datore di lavoro è punito con la reclusione fino a 3 anni e con la multa fino a 2 milioni (ora 1.033 euro). Il datore di lavoro però non è punibile se provvede al versamento di dette somme entro il termine di tre mesi dalla contestazione o dalla notifica dell'avvenuto accertamento della violazione. La denuncia dell'ipotesi di reato è attivata d'ufficio dall'Inps alla procura della repubblica con allegata l'attestazione delle somme eventualmente versate. Trattasi infatti di un illecito penale affine alla indebita trattenuta.

Sulla fattispecie si è registrato in passato nell'edilizia lo stesso caso quando l'impresa edile tratteneva ai dipendenti sulla retribuzione la percentuale di paga da accantonare alla Cassa edile competente (vedi ferie o festività) senza però versare la somma all'ente. Nei casi in esame poi contribuiscono a creare confusione anche le pratiche di dilazione globale dei contributi attivate presso l'Equitalia nei confronti della quale non mancano censure.

Andrà infine ricordato che oggi più di ieri l'alto costo contributivo è una delle cause per cui le ditte sono in difficoltà economica e tendono a non assumere.

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