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Riforma: Il visto sulle dimissioni della lavoratrice

del 30/06/2012
di: Carla De Lellis
Riforma: Il visto sulle dimissioni della lavoratrice
Per dimettersi in tempo di gravidanza o durante la maternità, il dipendente dovrà farsi vistare l'atto dalla direzione territoriale del lavoro. Lo stabilisce, tra l'altro, la riforma del mercato del lavoro che mercoledì ha ottenuto il via libera definitivo alla camera. La riforma, inoltre, introduce la sanzione da 5 mila a 30 mila euro per il datore di lavoro che abusi del foglio firmato in bianco dal dipendente per simularne le dimissioni o la risoluzione consensuale.

Le nuove misure sono finalizzate a reprimere la cosiddetta pratica delle dimissioni in bianco, anche nella specie della risoluzione consensuale del contratto di lavoro. Due le novità: l'introduzione della obbligatorietà della convalida dell'atto di dimissioni o di risoluzione consensuale e la previsione di sanzioni ad hoc per il datore di lavoro che faccia uso delle predette pratiche scorrette per risolvere il rapporto di lavoro.

In merito alla convalida, la riforma introduce due procedure per le dimissioni o per la risoluzione consensuale. La prima procedura prevede l'intervento della Dtl e riguarda l'ipotesi di gravidanza (solo lavoratrici) e maternità (lavoratori e lavoratrici); la seconda, con tre diverse modalità, riguarda tutti i dipendenti al di fuori delle predette ipotesi di gravidanza e maternità. Nel primo caso, gli oneri della convalida sono a carico della lavoratrice che, infatti, prima di consegnare le dimissioni all'azienda è tenuta a recarsi presso la Dtl competente per territorio per farle vistare; se si tratta di risoluzione consensuale, invece, la convalida coinvolgerà anche l'azienda. Nei casi di dimissioni o risoluzioni consensuali fuori da gravidanza e maternità, spetterà al datore di lavoro attivarsi per la convalida che, altrimenti, restano privi di efficacia.

Tre le modalità previste, due delle quali da definirsi con decreto ministeriale. La modalità immediatamente operativa è la sottoscrizione, da parte del dipendente, della comunicazione di risoluzione del rapporto inviata al ministero (la cosiddetta Co). Funzionerà così:

a) il datore di lavoro riceve le dimissioni dal dipendente, quindi provvede alla Co;

b) con apposita comunicazione, cui allegherà copia della ricevuta della Co, invita il dipendente a convalidare le dimissioni; l'invito deve farlo al massimo entro 30 giorni dalla data prevista per le dimissioni, trascorsi i quali le dimissioni si considerano prive di effetto;

c) dal momento in cui riceve l'invito, il dipendente ha sette giorni per procedere alla sottoscrizione della ricevuta della Co per convalidare le dimissioni (così il rapporto si chiude regolarmente); durante questi sette giorni la lavoratrice o il lavoratore hanno facoltà di revocare le dimissioni o la risoluzione consensuale. La revoca va comunicata in forma scritta. Il contratto di lavoro, se interrotto per effetto del recesso, torna ad avere corso normale dal giorno successivo alla comunicazione della revoca. Alla revoca del recesso consegue la cessazione di ogni effetto delle eventuali pattuizioni a esso connesse e l'obbligo in capo al lavoratore di restituire tutto quanto eventualmente percepito in forza di esse. In mancanza (né convalida né contestazione) opera il silenzio-assenso e le dimissioni diventano efficaci decorsi i sette giorni.

Infine, per il datore di lavoro che faccia uso di pratiche scorrette per risolvere il rapporto di lavoro è prevista la nuova sanzione da 5 mila a 30 mila euro.

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