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Svolta storica: Un brevetto unico per l'Europa

del 30/06/2012
di: di Tancredi Cerne
Svolta storica: Un brevetto unico per l'Europa
Il brevetto unico europeo diventa realtà. Dopo 40 anni di attesa, il Consiglio europeo è riuscito a trovare un accordo sulla definizione della sede esecutiva e degli uffici amministrativi del Tribunale dei brevetti Ue, ultima questione ancora aperta dopo l'intesa dei mesi scorsi sul trilinguismo. I leader di Germania, Francia e Regno Unito riuniti ieri a Lussemburgo per salvare le sorti dell'euro si sono spartiti gli uffici cardine del nuovo sistema di registrazione dei brevetti che entrerà in funzione a partire dal 2014. Parigi è stata scelta come sede centrale del Tribunale mentre a Londra verranno giudicati i casi che riguardano le scienze, la chimica e le attività umane come l'agricoltura. Anche la Germania è riuscita ad accaparrarsi una fetta della torta con Monaco che ospiterà gli uffici amministrativi e sarà responsabile dei brevetti nell'ambito dell'ingegneria avanzata e dell'efficienza delle risorse. Tornano a casa a mani vuote invece Italia e Spagna come risultato della linea dura tenuta da Roma e Madrid nei mesi scorsi, unici due Paesi dell'Unione a preferire di non aderire al sistema del brevetto unico dopo la bocciatura della richiesta di un brevetto a 5 lingue (inglese, francese, tedesco, italiano e spagnolo). «Prendo atto con sorpresa e rammarico della decisione del Consiglio Ue di spartire quella che sarebbe dovuta essere la sede centrale del Tribunale unico del brevetto tra Parigi, Monaco e Londra, per superare i veti incrociati che sino a oggi avevano impedito un accordo sul brevetto comunitario», ha dichiarato il presidente della Regione Lombardia, Roberto Formigoni. «E questo, in barba a ogni valutazione di carattere economico, in un momento di così profonda crisi, di semplificazione e di riduzione dei costi per le imprese». Dichiarazione che stride con le parole di entusiasmo per il risultato raggiunto espresse dal presidente dell'Unione europea, Herman Van Rompuy che ha definito l'accordo una «svolta storica». Secondo le stime della Commissione, il nuovo brevetto sarà infatti meno costoso e più efficace rispetto ai sistemi attuali nel proteggere le invenzioni dei singoli e delle imprese. Le nuove procedure potranno garantire una protezione automatica unitaria dei brevetti all'interno dell'Ue riducendo i costi per le imprese e contribuendo a rafforzarne la loro competitività. Una volta che il nuovo sistema entrerà a regime, nel 2014, la registrazione di un brevetto in Europa potrà arrivare a costare appena 680 euro, rispetto a una media di 1.850 euro necessari per garantire la tutela di un'idea al di là dell'Atlantico. Ancora oggi, per assicurarsi protezione in tutta Europa, un inventore residente in un Paese membro deve convalidare il proprio brevetto in ognuno degli Stati dell'Unione, attraverso l'Ufficio europeo dei brevetti. Procedura che comporta costi, soprattutto di traduzione, che possono rendere un brevetto Ue fino a 10 volte più costoso di uno statunitense. Nonostante la convenzione di Monaco del 1973 istituisse già un sistema unico di rilascio dei brevetti, non esiste ancora a oggi una certificazione riconosciuta dall'ordinamento giuridico comunitario. Ora questo brevetto potrebbe consentire all'Europa di recuperare il ritardo rispetto agli Stati Uniti, al Giappone e alla Cina per quanto riguarda gli investimenti privati in ricerca e sviluppo, consentendo al Vecchio continente di trasformare in successi industriali e commerciali i risultati della ricerca e delle nuove conoscenze scientifiche e tecniche. L'accordo raggiunto ieri in seno al Consiglio europeo è stato accolto con sorpresa dagli operatori.

Soltanto la sera prima, infatti, nel corso di un trilaterale tra Cameron, Hollande e Merkel era tramontata l'ipotesi pre-vertice di una suddivisione delle sedi tra Parigi, Londra e Monaco, proponendo l'attribuzione di una sede unica a Parigi col 70% delle competenze, compensando la Germania (col 30% delle competenze grazie a concessioni sulla giurisdizione regionale) e la Gran Bretagna (che aveva chiesto la cancellazione dei tre articoli che davano possibilità di appello alla Corte di Giustizia Ue di Lussemburgo). Ipotesi, ritenuta subito dopo «giuridicamente insostenibile» dalla Commissione Europea, al punto che «avrebbe tolto base giuridica» alla cooperazione rafforzata a 25, concedendo nuovi argomenti al ricorso di Italia e Spagna. Tutto questo, fino al colpo di scena di ieri pomeriggio con la quadratura del cerchio tra Cameron, Merkel e Hollande.

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