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Iva e operazioni inesistenti, consegna beni da provare

del 29/06/2012
di: Antonino Russo
Iva e operazioni inesistenti, consegna beni da provare
In tema di costi relativi a operazioni ritenute inesistenti, il cessionario deve dar prova della effettiva consegna del bene ai fini della detrazione dell'Iva e della deduzione del costo. Questa la conclusione della Ctp di Cagliari, contenuta nella decisione n. 23/02/12 del 23 gennaio 2012. La questione nasceva intorno una cessione di attrezzature contestata come inesistente prima dalla Guardia di finanza e poi dall'ufficio impositore; entrambi i rappresentanti del Fisco, pur rilevando la regolarità formale della fattura relativa alla compravendita, ne disconoscevano la contabilizzata efficacia fiscale e questo in conseguenza del fatto che gli stessi beni erano rimasti, secondo le motivazioni fornite negli atti di verifica e accertamento, nella disponibilità del cedente. Nella lite tributaria poi instauratasi il contribuente eccepiva al giudice adìto il difetto di prova sulla asserita fittizietà della compravendita e la sufficienza dell'atto negoziale, tra l'altro munito di autenticazione notarile delle firme dei contraenti, ad individuare l'effettiva sussistenza della cessione. La prova scritta del prestato consenso non è stata ritenuta, però, dirimente dal collegio provinciale cagliaritano che invece ha mosso le premesse dell'emesso responso da una propria convinzione sulla «moderazione» dell'onus probandi, in capo all'amministrazione finanziaria, sulla fondatezza della pretesa tributaria nei casi in cui anche il contribuente è coinvolto da taluni obblighi normativi. Il verificarsi di questa circostanza, sempre secondo il decidente, finisce con il ripartire la regola, ex art. 2697 c.c., sul regime della prova, per cui entrambe le parti hanno un compito dimostrativo.

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