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Chiarezza sugli sgravi: inapplicabili per gli apprendisti

del 26/06/2012
di: La Redazione
Chiarezza sugli sgravi: inapplicabili per gli apprendisti
Sempre nell'intento di valorizzare il contratto di apprendistato e la sua applicazione, anche la Legge di stabilità 183/2011, con l'art. 22 è intervenuta, prevedendo, a partire da gennaio 2012 e fino a dicembre 2016, uno sgravio contributivo del 100% per le aziende che occupano alle proprie dipendenze sino a nove lavoratori. Lo sgravio riguarda i contributi previdenziali dovuti per i primi tre anni di contratto, restando fermo il livello di aliquota del 10% per i periodi contributivi maturati negli anni di contratto successivi al terzo.

A tal proposito, dal punto di vista tecnico-operativo, l'Inps ha provveduto a integrare il documento Uniemens istituendo il codice tipo contribuzione «J6» inerente «Apprendista per cui spetta lo sgravio del 100% dei contributi a carico del datore di lavoro (art. 22, comma 1 legge 183/2011) – primo anno di sgravio (circolare in corso di emanazione)».

La norma non ha fatto menzione di un rimando a un decreto o a qualche provvedimento per rendere operativa l'agevolazione, quindi sembrerebbe potersi applicare. E di conseguenza, come Organizzazione datoriale noi del Cnai dovremmo consigliare alle imprese di procedere con l'utilizzo dello sgravio. Tuttavia si va paventando l'ipotesi della mancata attuazione della norma, così come è stata prevista.

Infatti questa tipologia di sgravio potrebbe configurarsi come aiuto di stato ad alcune tipologie di imprese, in maniera selettiva con rilevanza sugli scambi fra i paesi facenti parte dell'Unione europea e come tale, sarebbe soggetta preventivamente al placet della Commissione europea. Se così fosse, e considerato il clima di perplessità che si va presentando, siamo ad esprimerci con il principio della prudenza, che se pur mal si sposa con l'esigenza impellente di aiuto che chiedono le imprese, non è che un suggerimento a evitare eventuali restituzioni e sanzioni inerenti.

Appare invece doveroso sollecitare il governo a intervenire e porre chiarezza affinché si possa procedere in un senso, ovvero in un altro, e possibilmente cercando realmente di venire incontro al mercato del lavoro, e non solo sulla carta.

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