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Amministrazione finanziaria: I bolli moltiplicati

del 23/06/2012
di: di Fabrizio Vedana
Amministrazione finanziaria: I bolli moltiplicati
Scudi e patrimoniali valori a due vie sul piatto. L'imposta sugli scudi e sui titoli detenuti all'estero va calcolata sui valori di mercato; il bollo sui depositi italiani deve fare invece riferimento al valore indicati nel rendiconto inviato dalla banca. In attesa che vengano emanate dall'Amministrazione finanziaria istruzioni sui termini di applicazione della imposta di bollo ordinaria così come ripensata dall'articolo 19, comma 5, del dl 201/2011, gli uffici fiscali degli intermediari italiani si stanno chiedendo come applicare le nuove imposte in presenza di titoli quotati e soprattutto non quotati.

Il recente provvedimento dell'Agenzia delle Entrate del 5 giugno scorso prevede, infatti, che ai fini del calcolo dell'imposta di bollo speciale e straordinaria sugli scudi fiscali andrà preso in considerazione il valore di mercato delle attività finanziarie o in mancanza il valore nominale (tipicamente per le azioni) o di rimborso (in specie per le obbligazioni). Analoghi criteri si prevede vengano applicati per il calcolo della nuova imposta sul valore delle attività finanziarie detenute all'estero. Il Ministero dell'Economia e delle Finanze con il Decreto del 24 maggio scorso e già pubblicato in Gazzetta Ufficiale prevede invece all'articolo 3 che ai fini della determinazione dell'imposta si tenga conto del valore dei prodotti finanziari rilevato al termine del periodo rendicontato come risultante dalle comunicazioni periodiche relative al rapporto bancario e dal rendiconto effettuato. Il diverso criterio adottato nei due provvedimenti potrebbe pertanto generare, a parità di titolo, una differente imposta di bollo in ragione dell'inserimento del prodotto finanziario in un deposito italiano, in uno estero ovvero in uno scudato. Tale difformità non dovrebbe presumibilmente riguardare i titoli quotati per il cui valore si dovrebbe comunque attingere alle quotazioni di mercato ma quelli non quotati per i quali, in assenza di quotazioni ufficiali, potrebbero essere considerati anche prezzi molto diversi: quello nominale, quello di rimborso, quello dell'ultima compravendita, quello risultante da patrimonio netto, quello fissato dall'assemblea dei soci o dal consiglio di amministrazione, quello indicato in prospetti informativi o regolamenti, ecc. Tale possibilità di scelta da parte dell'intermediario italiano pare possibile però solo per l'applicazione dell'imposta di bollo ordinaria ovvero quella che va pagata sui depositi titoli che si trovano in Italia. Su quelli che si trovano all'estero e su quelli italiani aperti con lo scudo fiscale ed ancora segretati andrebbe invece, obbligatoriamente, utilizzato il prezzo di mercato o, in assenza, quello nominale o di rimborso. Prima del pagamento delle nuove imposte, previsto per luglio, potrebbero però arrivare ulteriori chiarimenti.

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