«Siamo sorpresi sia sulla tempistica sia sul metodo utilizzato. Mesi fa il ministro ci aveva garantito che la riforma delle professioni sarebbe stata condivisa insieme. Venire a conoscenza del testo già redatto dalla stampa ci ha lasciato stupefatti», sottolinea la Calderone, che nella giornata inaugurale del Festival del lavoro 2012 ha ribadito la necessità della concertazione tra autorità politica e categorie nel mettere a punto il dpr di attuazione della riforma (si veda ItaliaOggi del 16 giugno scorso). «Come Cup abbiamo richiesto un nuovo incontro formale al ministro Severino», prosegue, «dopodiché staremo a vedere che piega prenderà il testo durante il suo passaggio alle commissioni parlamentari competenti. Al momento non possiamo escludere a priori ulteriori azioni, ma aspettiamo il confronto». Al di là di tempi e modi, comunque, non mancano perplessità pure nel merito del provvedimento. «I punti più critici della bozza di decreto per la maggior parte delle professioni sono il praticantato e il potere disciplinare», sottolinea il presidente dei consulenti del lavoro, «per quanto attiene al tirocinio, il governo non si è limitato a recepire l'accorciamento a 18 mesi già previsto dal dl n. 1/2012, ma ha introdotto un corso formativo di 200 ore in un semestre che, a conti fatti, porterebbe via 25 giornate lavorative. La nostra preoccupazione è che si assottigli sempre di più il tempo passato dai praticanti in studio, formando così buoni teorici ma pessimi professionisti». E per quanto riguarda il potere di vigilanza? «In questo ambito il testo sembra tradire i principi ispiratori della riforma varati lo scorso anno», chiosa Calderone, «la normativa del 2011 richiedeva in seno alle categorie una separazione tra funzione politica e funzione disciplinare. Ora invece si affida il potere di vigilanza ai collegi limitrofi, senza eliminare dunque quella commistione di ruoli che sembrava indispensabile cancellare».
