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Eccesso di delega nella riforma targata Severino

del 22/06/2012
di: La Redazione
Eccesso di delega nella riforma targata Severino
Se il governo Monti avesse ascoltato gli ordini professionali il dpr Severino non sarebbe andato fuori dal suo perimetro. E oggi non rischierebbe di essere impugnato, così come da diversi ambienti ordinistici si vorrebbe, davanti alla magistratura amministrativa. Dato che in materia di tirocinio sono diversi gli ambiti estranei alla delega (legge 148/2011). Il primo: il requisito dei cinque anni per prendere un praticante in studio. Il secondo: il limite dei tre tirocinanti per ogni professionista dante pratica. Il terzo: il controllo disciplinare a livello nazionale affidato a una commissione composta da professionisti non eletti al vertice di categoria, potenzialmente avversari in quanto sconfitti alle elezioni. È quanto emerso durante una tavola rotonda a tema che si è svolta ieri a Brescia. Anche se la stessa presidente del Cup, Marina Calderone, spera ancora in un ripensamento del governo.

«Siamo sorpresi sia sulla tempistica sia sul metodo utilizzato. Mesi fa il ministro ci aveva garantito che la riforma delle professioni sarebbe stata condivisa insieme. Venire a conoscenza del testo già redatto dalla stampa ci ha lasciato stupefatti», sottolinea la Calderone, che nella giornata inaugurale del Festival del lavoro 2012 ha ribadito la necessità della concertazione tra autorità politica e categorie nel mettere a punto il dpr di attuazione della riforma (si veda ItaliaOggi del 16 giugno scorso). «Come Cup abbiamo richiesto un nuovo incontro formale al ministro Severino», prosegue, «dopodiché staremo a vedere che piega prenderà il testo durante il suo passaggio alle commissioni parlamentari competenti. Al momento non possiamo escludere a priori ulteriori azioni, ma aspettiamo il confronto». Al di là di tempi e modi, comunque, non mancano perplessità pure nel merito del provvedimento. «I punti più critici della bozza di decreto per la maggior parte delle professioni sono il praticantato e il potere disciplinare», sottolinea il presidente dei consulenti del lavoro, «per quanto attiene al tirocinio, il governo non si è limitato a recepire l'accorciamento a 18 mesi già previsto dal dl n. 1/2012, ma ha introdotto un corso formativo di 200 ore in un semestre che, a conti fatti, porterebbe via 25 giornate lavorative. La nostra preoccupazione è che si assottigli sempre di più il tempo passato dai praticanti in studio, formando così buoni teorici ma pessimi professionisti». E per quanto riguarda il potere di vigilanza? «In questo ambito il testo sembra tradire i principi ispiratori della riforma varati lo scorso anno», chiosa Calderone, «la normativa del 2011 richiedeva in seno alle categorie una separazione tra funzione politica e funzione disciplinare. Ora invece si affida il potere di vigilanza ai collegi limitrofi, senza eliminare dunque quella commistione di ruoli che sembrava indispensabile cancellare».

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