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Corte di Giustizia: Termini rimborso decadenziali

del 22/06/2012
di: di Franco Ricca
Corte di Giustizia: Termini rimborso decadenziali
Il termine entro il quale gli operatori possono presentare la richiesta di rimborso dell'Iva sugli acquisti effettuati in uno stato membro diverso da quello nel quale sono stabiliti, già fissato al 30 giugno dell'anno successivo, ora al 30 settembre, ha natura di decadenza. Lo ha dichiarato la corte di giustizia Ue nella sentenza del 21 giugno 2012, rispondendo alla Corte di cassazione italiana, che aveva sollevato la questione, probabilmente per porre fine ai contrasti. Nella sentenza n. 8690 del 12 aprile 2010, per esempio, la Corte suprema, seguendo l'orientamento prevalente, aveva affermato che il termine, allora previsto dal dm 20/5/1982, attuativo delle disposizioni dell'art. 38-ter, dpr 633/72, non fosse perentorio e che, conseguentemente, gli operatori potessero presentare l'istanza di rimborso nel maggior termine biennale di cui all'art. 21 del dlgs n. 546/92. Nel dare notizia di quella sentenza, su ItaliaOggi del 14 aprile 2010, si esprimevano perplessità in considerazione che l'interpretazione adottata dalla cassazione si traduceva, di fatto, nella possibilità che la presentazione dell'istanza in esame, nonostante gli intenti di armonizzazione perseguiti dalle norme comunitarie che hanno disciplinato la materia, che hanno indicato anche il termine, fosse soggetta a scadenze diverse nei vari stati membri. La questione è stata risolta ora dai giudici comunitari, che hanno rilevato come già dal tenore letterale della norma comunitaria (all'epoca, l'ottava direttiva), si ricava che il termine è di decadenza. La Corte ha osservato, in particolare, che lo scopo dell'ottava direttiva è quello di porre fine alle divergenze fra le disposizioni in vigore negli stati membri che sono talvolta all'origine di deviazioni di traffico e distorsioni di concorrenza. L'introduzione di un termine solamente ordinatorio, ossia non previsto a pena di decadenza, per la presentazione dell'istanza di rimborso dell'Iva, ha proseguito la Corte, si pone in contrasto con lo scopo di armonizzazione perseguito dalla direttiva. Significherebbe, infatti, che gli stati membri sarebbero autorizzati ad applicare la propria normativa in materia di prescrizione dei diritti, eventualmente più vincolante, di modo che, in quest'ultimo caso, sarebbero i termini derivanti da detta normativa nazionale che determinerebbero il periodo a disposizione dei soggetti passivi ai fini della presentazione dell'istanza di rimborso dell'Iva.

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