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Diritti: Le detrazioni Iva sono in una botte di ferro

del 22/06/2012
di: di Franco Ricca
Diritti: Le detrazioni Iva sono in una botte di ferro
Il destinatario della cessione di beni o della prestazione di servizi non risponde oggettivamente delle irregolarità commesse dal fornitore: pertanto, il suo diritto alla detrazione dell'Iva, in relazione a un'operazione reale e in presenza di una fattura regolare, non può essere negato dall'amministrazione finanziaria, salvo che questa provi che egli sapesse, o potesse rendersi conto utilizzando l'ordinaria diligenza, di tali irregolarità. L'amministrazione non può inoltre pretendere in via generale che il destinatario, al fine di assicurarsi che non sussistano irregolarità o evasioni «a monte», verifichi che l'emittente della fattura relativa ai beni e ai servizi per i quali viene esercitata la detrazione abbia la qualità di soggetto passivo, che disponga dei beni stessi e sia in grado di fornirli, e che abbia soddisfatto i propri obblighi di dichiarazione e di pagamento dell'Iva. Spetta infatti, in linea di principio, alle autorità fiscali effettuare i controlli necessari presso i soggetti passivi al fine di rilevare e sanzionare le violazioni. Questi gli importanti principi sanciti dalla corte di giustizia Ue nella sentenza 21 giugno 2012, in relazione ai procedimenti pregiudiziali C-80/11 e C-142/11 promossi dai giudici ungheresi nell'ambito di due controversie tributarie aventi a oggetto accertamenti con i quali il fisco aveva contestato le detrazioni Iva esercitate dai cessionari/committenti, in ragione delle gravi irregolarità commesse dai fornitori.

In un caso, una società aveva acquistato legname da un fornitore che però, in seguito ad una verifica fiscale, era risultato non avere la disponibilità dei beni che aveva venduto; nell'altro, si trattava di lavori edili eseguiti da subappaltatori non identificati, ossia, in sostanza, di fatture soggettivamente fittizie.

In entrambi i casi, comunque, i destinatari avevano realmente ricevuto i beni e i servizi e avevano esercitato la detrazione dell'Iva sulla base di fatture formalmente regolari, ma l'amministrazione aveva contestato la detrazione ritenendo che essi non avessero adottato la dovuta diligenza nel rapporto con i fornitori che avevano operato irregolarmente.

Nell'esaminare le questioni sollevate, la Corte, dopo avere ricordato che la detrazione è un principio fondamentale del sistema dell'Iva, osserva che è irrilevante, ai fini del diritto del soggetto passivo di detrarre l'Iva pagata a monte, stabilire se l'imposta sia stata versata o meno all'erario. La lotta all'evasione e agli abusi, tuttavia, è un obiettivo riconosciuto dal sistema, per cui è compito delle autorità e dei giudici nazionali negare la detrazione ove sia dimostrato, alla luce di elementi oggettivi, che il diritto è invocato fraudolentemente o abusivamente.

Nei casi di specie, prosegue la Corte, è pacifico che sussistessero i presupposti sostanziali e formali per la detrazione, in quanto i destinatari delle operazioni erano soggetti passivi, avevano utilizzato i beni e servizi per le proprie operazioni imponibili ed erano in possesso di fatture contenenti gli elementi richiesti dalla direttiva.

La detrazione potrebbe quindi essere negata solo se l'amministrazione dimostri, alla luce di elementi oggettivi, che i destinatari sapevano o avrebbero dovuto sapere che le operazioni si inserivano in un'evasione commessa dai fornitori o da altri operatori a monte. Non è invece ammissibile negare la detrazione al soggetto passivo che non poteva rendersi conto delle suddette circostanze, perché si darebbe vita a un regime di responsabilità oggettiva che andrebbe al di là di quanto necessario per tutelare l'erario. Nel procedimento C-80, poi, era stata posta la questione se l'amministrazione possa negare il diritto a detrazione con la motivazione che l'interessato non ha accertato che l'emittente della fattura avesse la qualità di soggetto passivo, che disponesse dei beni fatturati e fosse in grado di fornirli e che avesse soddisfatto i propri obblighi di dichiarazione e di pagamento dell'Iva, o con la motivazione che l'interessato non dispone, oltre alla fattura, di altri documenti idonei a dimostrare la sussistenza di dette circostanze.

Al riguardo, la Corte ricorda di avere dichiarato che gli operatori che adottano tutte le misure che si possono ragionevolmente pretendere per assicurarsi che le loro operazioni non facciano parte di un'evasione, devono poter fare affidamento sulla liceità di tali operazioni. Osserva, inoltre, che la direttiva consente agli stati membri di prevedere altri obblighi ritenuti necessari a prevenire l'evasione, ma tale facoltà non può essere utilizzata per imporre obblighi di fatturazione supplementari e va esercitata nei limiti di quanto necessario per conseguire gli obiettivi, senza rimettere sistematicamente in discussione il diritto alla detrazione. È possibile pretendere che l'operatore, qualora sussistano indizi di sospetto, assuma informazioni sul fornitore, per sincerarsi della sua affidabilità; tuttavia, l'amministrazione non può esigere in via generale che egli verifichi che l'emittente della fattura sia un soggetto passivo e abbia assolto gli obblighi Iva, perché in linea di principio spetta alle autorità fiscali effettuare i controlli necessari presso i soggetti passivi al fine di rilevare e sanzionare irregolarità e evasioni.

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