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Procedure: Scudo anticipato sul concordato

del 20/06/2012
di: di Alessandro Felicioni
Procedure: Scudo anticipato sul concordato
Protezione super anticipata per concordati e accordi di ristrutturazione; sarà possibile anticipare la volontà di accedere alla procedura attraverso il deposito di un mero ricorso, senza alcuno degli allegati previsti; ciò permetterà di sterilizzare eventuali azioni esecutive e cautelari dei singoli creditori nel momento cruciale di predisposizione del piano e della documentazione necessaria; anzi, diventeranno inefficaci le ipoteche giudiziali iscritte fino a tre mesi prima della presentazione della domanda di concordato, disincentivando con ciò i singoli creditori all'affannoso rafforzamento della propria posizione.

Il decreto sulla crescita interviene in modo massiccio anche sulle procedure concorsuali minori (concordato preventivo e accordi di ristrutturazione dei debiti), cercando di far fronte alle richieste e alle inefficienze appalesate dai primi anni di applicazione della riforma del 2006.

Tra gli aspetti più delicati, sicuramente in primo piano compare la necessità di garantire al debitore impegnato nella predisposizione di un concordato preventivo (o di un accordo di ristrutturazione dei debiti) che, nel frattempo, non ci sia qualche fuga in avanti di singoli creditori i quali attraverso azioni isolate e scoordinate potrebbero rendere del tutto impercorribile la proposta di soluzione concorsuale della crisi. A oggi è l'attuale articolo 168 della legge fallimentare a tutelare il debitore, prevedendo che dalla data di presentazione del ricorso i creditori per titolo o causa anteriore al decreto non possono iniziare (o proseguire) azioni esecutive sul patrimonio del debitore. Analoga previsione, limitata a 60 giorni dalla presentazione del ricorso per l'omologa, si ha nell'ipotesi di accordo di ristrutturazione dei debiti (art. 182-bis lf). Il decreto innova la materia prevedendo che la tutela possa essere anticipata; in particolare si prevede che il debitore possa presentare il ricorso per l'ammissione alla procedura senza alcuno degli allegati previsti e senza nemmeno il piano concordatario. Ciò dà modo al tribunale di fissare un termine non inferiore a 60 giorni dalla richiesta e non superiore a 120 giorni, entro il quale la proposta va completata in tutte le sue parti. Ebbene la tutela di cui all'articolo 168 viene anticipata al momento di presentazione del ricorso, privo della documentazione di corredo. Cosicché, nel momento in cui il debitore intraprende la strada del concordato (ma anche dell'accordo di ristrutturazione) potrà con tranquillità metter mano alla proposta senza rischiare che qualche creditore belligerante faccia «saltare il tavolo» con azioni isolate.

Anzi la norma contempla ora, oltre alle azioni esecutive, anche le azioni cautelari (sequestri conservativi e altro).

Sempre con lo stesso spirito deve essere letta la modifica al terzo comma dell'articolo 168 lf laddove si legge che «le ipoteche giudiziali iscritte nei novanta giorni che precedono la data della pubblicazione del ricorso nel registro delle imprese (altra novità) sono inefficaci rispetto ai creditori anteriori al concordato». Ciò significa, in sostanza, che anche le ipoteche iscritte immediatamente (tre mesi) prima della presentazione del ricorso cadono nel nulla di fronte all'accesso alla procedura.

Ora, poiché il ricorso cui fa riferimento il decreto è quello anticipato di cui si diceva prima, è possibile neutralizzare l'iscrizione di ipoteca giudiziale mediante la presentazione di un ricorso per concordato preventivo entro tre mesi dalla formalità; dopodiché ci saranno almeno altri tre mesi per predisporre il tutto. In totale circa sei mesi per organizzare un concordato preventivo.

In verità la modifica in questione incide indirettamente anche sugli accordi di ristrutturazione dei debiti. Ciò perché il ricorso presentato per l'accesso alla procedura di concordato preventivo può essere trasformato in accordo di ristrutturazione dei debiti, negli stessi termini e mantenendo fino all'eventuale omologa gli effetti prodotti dalla presentazione del ricorso, compreso il blocco delle azioni cautelari e esecutive.

Ed in effetti è proprio l'istituto di cui all'articolo 182-bis lf a esigere maggiormente tale tutela anticipata visto che prima della presentazione del ricorso per l'omologa (momento a partire dal quale, prima della modifica, decorrevano gli effetti tutelanti) gli accordi vanno stipulati con i creditori che rappresentino almeno il 60% dell'indebitamento; accordi che danno origine spesso a lunghe ed estenuanti trattative durante le quali l'imprenditore, avendo appalesato il proprio stato di crisi, rischia di essere esposto ad azioni individuali senza alcuna protezione. È evidente che laddove i creditori pongano in essere azioni individuali l'intero impianto dell'accordo di ristrutturazione rischia di crollare.

Con le modifiche invece sarà possibile iniziare il tutto presentando un ricorso per concordato preventivo che assicurerà almeno 60 giorni per raccogliere le adesioni in tranquillità; dopodiché si potrà presentare l'accordo convertendo l'originario ricorso e mantenendo gli effetti tutelanti.

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