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Canoni di leasing nel rimborso annuale dell'Iva

del 20/06/2012
di: Franco Ricca
Canoni di leasing nel rimborso annuale dell'Iva
Anche i canoni di leasing concorrono al calcolo dell'aliquota media delle operazioni passive ai fini della verifica del presupposto per il rimborso annuale o infrannuale dell'Iva. La richiesta di rimborso annuale, espressa con la dichiarazione annuale, può essere revocata, in tutto o in parte, mediante dichiarazione integrativa da presentare entro il termine per la dichiarazione dell'anno successivo. Questi alcuni chiarimenti forniti dall'Agenzia delle entrate in occasione del forum fiscale di ItaliaOggi del 18 gennaio scorso, ufficializzati nella circolare n. 25 del 19 giugno 2012. Sempre in materia di Iva, la circolare conferma anche le risposte sullo «spesometro», ma non quella sulle conseguenze dell'effettuazione di acquisti intracomunitari in difetto di iscrizione nell'archivio Vies (sulla quale si rinvia a ItaliaOggi del 19 gennaio 2012).

Rimborso Iva

Ai sensi della lettera a) del terzo comma dell'art. 30, dpr 633/72, uno dei presupposti per il diritto al rimborso del credito risultante dalla dichiarazione annuale si realizza quando l'aliquota media dell'Iva sulle operazioni attive poste in essere dal contribuente, aumentata del 10%, è inferiore a quella media sugli acquisti e sulle importazioni. Dal calcolo dell'aliquota media devono essere escluse le cessioni e gli acquisti di beni ammortizzabili. Al riguardo, l'Agenzia ha precisato che, poiché la norma esclude dal calcolo solo gli acquisti di beni ammortizzabili, l'utilizzatore di beni in base a contratti di locazione finanziaria può computare l'importo dei canoni di leasing nel calcolo dell'aliquota media.

L'altra incertezza risolta riguarda il termine per la revoca della richiesta di rimborso annuale. Il provvedimento dell'Agenzia delle entrate del 28 gennaio 2011, che detta disposizioni per l'erogazione dei rimborsi annuali Iva, prevede, tra l'altro, che la rettifica della somma richiesta a rimborso in conto fiscale avviene mediante presentazione di una dichiarazione annuale Iva o di una dichiarazione unificata integrativa, precisando che, in tale eventualità, l'esecuzione del rimborso è rimessa alla valutazione del competente ufficio dell'Agenzia delle entrate (non può quindi provvedervi autonomamente l'agente della riscossione).

Considerato che l'art. 7, comma 2, lett. i), del dl n. 70/2011 ha aggiunto nel dpr n. 322/98 l'art. 8-ter, secondo cui la scelta per il rimborso dei crediti per imposte sui redditi e Irap, espressa nella dichiarazione annuale, può essere modificata in richiesta di compensazione presentando una dichiarazione integrativa entro 120 giorni dalla scadenza del termine ordinario, era sorto il dubbio del termine applicabile alla revoca del rimborso Iva, alla quale non è riferibile la nuova disposizione sopra richiamata. L'Agenzia ha chiarito che, ai fini dell'Iva, la dichiarazione diretta a revocare, in tutto o in parte, la richiesta di rimborso può essere presentata nel termine previsto dall'art. 2, comma 8-bis, del dpr 322/98 per la dichiarazione integrativa a favore del contribuente, ovverosia entro il termine di scadenza per la presentazione della dichiarazione relativa all'anno successivo.

Spesometro

Per quanto riguarda la comunicazione telematica delle operazioni Iva di importo non inferiore a 3.000-3.600 euro, la precisazione di maggiore rilievo attiene alle operazioni soggette al regime speciale del margine, in relazione alle quali, nella circolare n. 24/2011, era stato chiarito che dovesse essere indicata nello «spesometro» la sola base imponibile cui è riferibile l'imposta, restando non rilevante la quota parte fuori campo Iva. Questa soluzione, tuttavia, comportava che l'operazione venisse rilevata non per l'effettivo ammontare, ma solo per l'importo del margine; inoltre, in caso di applicazione del metodo globale, non essendo il margine calcolato analiticamente per ciascuna operazione, sorgevano difficoltà insormontabili nell'individuazione dell'ammontare dell'operazione.

L'Agenzia, al riguardo, ha ritenuto condivisibile la soluzione alternativa di far comunicare l'intero corrispettivo, senza distinguere la parte imponibile, non imponibile o non soggetta, percepito per ciascuna operazione, se di importo pari o superiore alla soglia, indipendentemente dal metodo di calcolo del margine (analitico, forfetario o globale). Ha aggiunto, inoltre, i medesimi criteri valgono anche riguardo alla comunicazione degli acquisti effettuati da soggetti passivi Iva.

Sono state fornite precisazioni, infine, in merito alla comunicazione delle operazioni «sopra soglia» effettuate nei confronti di contribuenti non soggetti passivi dell'Iva che provvedono al pagamento dei corrispettivi mediante carte di credito, di debito o prepagate emesse da operatori finanziari. In tale ipotesi, com'è noto, l'obbligo della comunicazione è posto a carico degli operatori finanziari e non dei fornitori, sicché è oggettivamente impossibile rispettare la previsione generale che impone di tenere conto, in caso di operazioni «collegate», dell'ammontare complessivo. L'Agenzia ha quindi chiarito che, in tal caso, l'operatore finanziario dovrà comunicare le singole operazioni non inferiori alla soglia di 3.600 euro.

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