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Ingegneri esclusi dalla conciliazione

del 03/02/2010
di: di Andrea G. Lovelock
Ingegneri esclusi dalla conciliazione
Gli ingegneri, dopo le recenti polemiche con il ministro della semplificazione normativa Calderoli, peraltro subito rientrate, tornano sul piede di guerra contro il governo che li ha esclusi dalle presidenze nelle commissioni di accordo bonario ed auspicano un ravvedimento da parte dell'Esecutivo per quella che reputano una grave omissione.

Nel comma 9-bis dell'art. 240 con le nuove disposizioni del Codice dei contratti pubblici (legge 7 luglio 2009) si afferma, infatti, che il terzo componente, in qualità di presidente della commissione, deve essere nominato tra i magistrati amministrativi o contabili, tra gli avvocati dello stato o i componenti del Consiglio superiore dei lavori pubblici, escludendo di fatto gli ingegneri iscritti all'Albo e abilitati alla professione. Il decreto legislativo, approvato dal consiglio dei ministri lo scorso 27 novembre, ha inteso dare preferenza alle forme di accordo bonario e di ricorso all'arbitrato per la soluzione delle controversie, con la esplicita finalità di snellire certe procedure nei contenziosi che vedono coinvolta la pubblica amministrazione. Ma il Consiglio nazionale degli ingegneri, definisce illogica e discriminatoria questa omissione di ruoli e si chiede perché escludere gli ingegneri dall'incarico di presidenti di queste commissioni se per le cause con vertenza di tipo tecnico la normativa vigente assegna un ruolo fondamentale al responsabile del procedimento esplicitamente un tecnico, per l'eventuale raggiungimento dell'accordo bonario per tutti gli appalti inferiori ai 10 milioni di euro.

«Non si comprende», si legge in una nota del Cni, «la ragione per cui lo stesso tecnico non possa anche presiedere commissioni istituite per appalti di importo superiore.Dal momento che si tratta di Commissioni chiamate proprio a valutare questioni di natura squisitamente tecnica, chi meglio degli ingegneri potrebbe garantire l'efficace espletamento di queste funzioni? La esclusione degli ingegneri dal ruolo di presidenti delle Commissioni di accordo bonario», conclude la nota del Cni, «potrebbe determinare la necessità di avvalersi di un consulente esterno, con conseguenze sul prolungamento dei tempi procedurali ed imprevedibile innalzamento dei costi».

Il Cni auspica, quindi, l'intervento autorevole delle commissioni parlamentari affinché si possa tempestivamente modificare o integrare la norma contenuta nello schema di decreto legislativo.

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