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Decreto liberalizzazioni: Albo dei tecnici arrivederci

del 19/06/2012
di: di Ignazio Marino
Decreto liberalizzazioni: Albo dei tecnici arrivederci
Una battuta d'arresto per la creazione dell'albo unico dei tecnici di primo livello. Un apposito emendamento al decreto sulle liberalizzazioni (legge 27/2012 pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale n. 71 del 24 marzo 2012), infatti, aveva previsto tale possibilità. Da realizzare entro il 13 agosto 2012 (da di scadenza dell'apposita delega). Poi con la riforma degli ordini firmata dal ministro della giustizia Paola Severino l'amara sorpresa: nessuna traccia della fusione tra collegi nel testo del dpr approvato dal consiglio dei ministri il 15 giugno (si veda ItaliaOggi del 16/06). Anche se si tratta solo di un appuntamento mancato. Visto che, fanno sapere da ambienti vicini a Via Arenula, «il principio dell'accorpamento tra professioni simili è escluso dai punti della delega al governo». Con buona pace, almeno per il momento, dei periti industriali e dei geometri che in questi mesi hanno lavorato al progetto albo unico anche dopo la defezione dei periti agrari (si veda altro articolo in pagina). Dunque, secondo i piani alti di Via Arenula, ci sarebbe una questione di natura puramente tecnica giacché quel principio, per come era stato confezionato, «non si prestava ad un recepimento all'interno del Dpr perché non compreso tra i punti espressi nella delega». Il passaggio contenuto nell'articolo 9 comma 7 che stabilisce che gli Ordini dovranno essere riformati «secondo i principi della riduzione e dell'accorpamento, su base volontaria, fra professioni che svolgono attività similari», infatti, è stato inserito «solo nella premessa», senza fornire alcuna indicazione su come doveva essere sviluppato o meglio articolato. In ogni caso, le interpretazioni dei tecnici del ministero della giustizia sono chiare: un decreto ministeriale non può rimettere un successivo sviluppo di un decreto legislativo. È una questione puramente tecnica che niente ha a che fare con la politica. Poco importa, dunque, se quel principio era stato oggetto di un lungo iter parlamentare e se aveva avuto anche l'appoggio pressoché bipartisan. Perché i margini di modifiche sembrano ormai essere davvero pochi anche se il testo ha ancora un lungo cammino, tra Consiglio di stato e Corte dei conti, prima dell'approvazione definitiva. L'unica strada, secondo i diretti interessati, resta quella di iniziare un nuovo cammino parlamentare, anche se niente vieterebbe all'attuale governo in carica di tradurre in un intervento legislativo un principio che è stato approvato e, come tale, fa parte di una legge dello stato.

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