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Mediazione: Giustizia tributaria, tempi rapidissimi

del 16/06/2012
di: di Simona D'Alessio
Mediazione: Giustizia tributaria, tempi rapidissimi
Ridurre drasticamente il contenzioso. E chiudere con la conciliazione «almeno due reclami su tre», a fronte della presentazione, ogni anno, di circa 120 mila istanze. Sono le aspettative dell'Agenzia delle entrate a due mesi dall'avvio della mediazione fiscale obbligatoria, espresse dal direttore centrale Vincenzo Busa, convinto che lo strumento, «senza costi aggiuntivi, gestito dall'amministrazione finanziaria, istituzionalizzi il dialogo col contribuente». Parole che, pronunciate ieri a Roma, alla giornata della giustizia tributaria a palazzo Montecitorio, lasciano perplesso il vertice delle toghe che dirimono le controversie legate al pagamento delle tasse: innanzitutto «il mediatore dovrebbe essere terzo, non parte in causa, perciò si intravedono profili di incostituzionalità», poi «dubito che la deflazione del contenzioso auspicata si realizzi», dichiara a ItaliaOggi Daniela Gobbi, presidente del consiglio di presidenza della giustizia tributaria (Cpgt). E, nella sua relazione, pronunciata dinanzi al capo dello stato Giorgio Napolitano e al presidente della Camera Gianfranco Fini, snocciola dati che costituiscono «nel panorama delle giurisdizioni un modello di riferimento: la durata dei processi davanti alle commissioni tributarie si attesta mediamente in due anni per i due gradi di merito, e la qualità delle sentenze non appare inferiore a quella del giudice civile di secondo grado», giacché nell'ultimo triennio «il 13% di quelle d'appello vengono impugnate, e di queste il 33% risultano annullate dalla Cassazione». Nel frattempo, le commissioni tributarie, che nel 2014 festeggeranno 150 anni, si avviano verso sostanziali modifiche, poiché «sembra difficile immaginare il permanere del carattere onorario della funzione, come lo è accettare la diminuzione della componente professionale», prosegue la presidente del consiglio nazionale. Lo dimostrano le cifre: la legge n. 183/2011 ha disposto l'ingresso, oltre che dei vincitori del concorso per 960 posti, anche di tutti i giudici idonei (1.585) che avevano presentato domanda, così mentre sono in corso di approvazione le graduatorie di oltre 600 magistrati (soprannumerari) si compone un puzzle che vede «nelle commissioni regionali circa i due terzi di togati (ordinari, amministrativi, contabili, militari), e circa il 50% in quelle provinciali». Negativa per Gobbi l'erosione dei professionisti, portatori «di indispensabili esperienze e nozioni di carattere giuridico e tecnico-contabile». Ridimensionato il potere di esprimere pareri sulla determinazione periodica dei compensi fissi ed aggiuntivi, nel 2011 i giudici hanno percepito non più del 36% di quanto dovuto per l'intero anno, e nulla in quello corrente (l'indennità mensile è di 311 euro lordi e a sentenza si ottengono 26 euro). Eppure, secondo Fini la giustizia tributaria «per l'impatto forte e immediato che esercita sulla vita delle persone e delle aziende merita una maggiore attenzione da parte del legislatore, a partire, forse, da un suo esplicito riconoscimento in Costituzione, come previsto per la giurisdizione amministrativa e contabile». E proprio il numero uno della Corte dei conti, Luigi Giampaolino, mette il dito nella piaga: «La dimensione dell'evasione fiscale è particolarmente elevata, fino a 18% del pil, collocando il nostro paese al secondo posto della graduatoria internazionale guidata dalla Grecia», sebbene non siano mancati i risultati dell'attività di contrasto, «circa 73 miliardi per le manovre 2006-2011, con un'incidenza del 35,5% sul totale delle maggiori entrati complessive». Nel rapporto fra contribuente ed amministrazione finanziaria quest'ultima «non sembra essere sempre in grado di risolvere eventuali errori o imprecisioni, causati incolpevolmente dallo stesso cittadino, che diventa così vittima». Plaude, però, Giampaolino a strumenti come «il ravvedimento operoso, l'accertamento con adesione, l'acquiescenza con riduzione della sanzione».

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