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Fisco: Costi e spese deducibili solo parzialmente

del 16/06/2012
di: Fabrizio G. Poggiani
Fisco: Costi e spese deducibili solo parzialmente
Nonostante il bene concesso in godimento al socio o al familiare dell'imprenditore sia soggetto a un regime di deducibilità limitata, come nel caso delle autovetture, per il concedente, i costi e le spese restano deducibili parzialmente, ma la differenza tra valore di mercato e corrispettivo annuo forma reddito diverso in capo al socio. Questa la precisazione fornita dall'Agenzia delle entrate con la circolare n. 24/E di ieri che è intervenuta sulla disciplina dei beni di comodo, di cui ai commi da 36-terdecies a 36-duodevicies, dell'art. 2, dl n. 138/2011. È noto che la disciplina in commento prevede la maturazione di un reddito diverso, ai sensi della nuova lettera h-ter), del comma 1, dell'art. 67, dpr n. 917/1986, in capo al soggetto che utilizza un bene di proprietà dell'impresa, determinato quale differenza «… tra il valore di mercato e il corrispettivo annuo…» fissato per il godimento.Nel paragrafo di riferimento (§3), l'Agenzia ha confermato quanto già indicato in sede di incontri con la stampa specializzata ovvero che per valore di mercato deve intendersi il «valore normale» determinato ai sensi del comma 3, dell'art. 9 del Tuir, tenendo conto di specifici provvedimenti, quando i prezzi sono stabiliti dalla legge, o del prezzo normalmente praticato dal fornitore o rilevabile nei tariffari e mercuriali redatti da enti di caratura istituzionale.Nella difficoltà di recuperare tale valore, il contribuente può procedere nella determinazione del «valore normale» attraverso una specifica perizia, si ritiene anche non necessariamente giurata giacché non richiesto espressamente nel documento di prassi, che indichi in modo esaustivo il bene di comodo «… motivando il valore attribuito…».Inoltre, altro adempimento necessario a parere delle Entrate per far fronte a esigenze di certezza e documentabilità, è la produzione di una certificazione in forma scritta e avente data certa che attesti il corrispettivo annuo dovuto e le altre condizioni contrattuali per la concessione in uso del bene soggetto alla disciplina in commento, a prescindere dal fatto che, quest'ultimo, sia utilizzato per l'intero anno o per una frazione dello stesso. Il documento si sofferma sulla determinazione del reddito diverso portando alcuni esempi ed evidenziando che, in assenza di un corrispettivo stabilito in via convenzionale, il valore di mercato costituisce interamente il reddito diverso, mentre in presenza di un utilizzo limitato nell'anno (frazione), il valore deve essere rapportato ai giorni di utilizzo: riprendendo l'esempio delle Entrate, in presenza di un immobile la cui locazione è stimata in euro 20 mila annui, assegnato al socio per un corrispettivo pari a 1.200 euro per un periodo di 30 giorni, il valore di mercato è pari a euro 1.643,83 (20.000 : 365 x 30). Con riferimento ai costi sostenuti dal concedente sui beni di comodo, l'agenzia conferma che in capo all'impresa concedente i costi sostenuti per l'acquisto ma anche quelli gestionali, compresi gli ammortamenti, con impatto anche sull'emersione di minusvalenze e plusvalenze in caso di cessione, sono indeducibili, fatti salvi i casi in cui per gli stessi il testo unico delle imposte sui redditi preveda già una specifica limitazione. È il caso delle autovetture, per le quali l'articolo 164 del Tuir dispone la deducibilità nella misura del 40%, con l'eccezione di quelle possedute dagli agenti e dai rappresentanti (80%) e di quelle utilizzate esclusivamente nella propria attività, nel rispetto di determinate soglie di valore, che trovano una deroga a tale ulteriore indeducibilità.

Infatti, l'Agenzia precisa che in capo al concedente tali beni non subiranno un'altra limitazione (per esempio, l'ulteriore quota del 60%) ogni qualvolta il bene sia concesso al socio o al familiare a un corrispettivo inferiore al valore normale, ma (§ 5) precisa ulteriormente che in tale circostanza, comunque, si realizza un reddito diverso, di cui alla lettera h-ter), del comma 1, dell'art. 67 del Tuir, in capo all'utilizzatore. Inoltre, al fine di determinare correttamente la quota di costi indeducibili in capo al concedente, il documento di prassi precisa che si rende necessario tenere conto della differenza tra il valore di mercato e il corrispettivo pattuito e tassato dalla società; in estrema sintesi, i costi indeducibili saranno determinati applicando, ai costi e ai componenti negativi riferibili al bene di comodo, la percentuale derivante dal rapporto determinato tra la differenza tra valore di mercato e il corrispettivo concordato e il valore di mercato stesso. Se l'utilizzatore è allo stesso tempo un dipendente della società o dell'impresa individuale o un lavoratore autonomo, quanto appena indicato non si rende applicabile, ricadendo gli stessi nella disciplina specifica, di cui agli articoli 51 e 54 del testo unico delle imposte sui redditi.

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