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Normative: Viene riformata la funzione disciplinare

del 16/06/2012
di: di Benedetta Pacelli e Ignazio Marino
Normative: Viene riformata la funzione disciplinare
Gli ordinamenti professionali nati prima della Costituzione sfuggono alle nuove norme in materia di disciplina. Per gli altri, invece, non solo questa avrà regole più stringenti, ma per la prima volta, sarà affidata ad organi diversi da quelli amministrativi. È solo uno dei principi contenuti nell'atteso dpr di riforma delle professioni approvato ieri dal Consiglio dei ministri in via preliminare e nella totale incredulità delle categorie interessate tenute all'oscuro fino all'ultimo. Il regolamento, composto di 14 articoli e i cui termini per la delega scadono il prossimo 13 agosto, non è altro che l'attuazione dei passaggi contenuti nell'articolo 3, comma 5, del decreto legge n. 138 del 2011. Il governo, entro il 31 dicembre 2012, provvederà a fare nuovamente il punto sulle norme in contrasto con la nuova disciplina. Ma vediamo i passaggi più significativi.

Procedimenti disciplinari. Una delle novità più rilevanti destinate, almeno sulla carta, a cambiare il mondo delle professioni è quella relativa alle disposizioni sul procedimento disciplinare. In sostanza, d'ora in poi, la funzione disciplinare sarà affidata ad organi diversi da quelli aventi funzioni amministrative. Non per tutti però, perché come precisa la relazione di accompagnamento al testo, la norma primaria detta un criterio «di delegificazione che non sembra tener conto della natura della competenza disciplinare di quegli ordini professionali per i quali le funzioni in materia disciplinare sono previste dal legislatore alla stregua di una vera e propria competenza giurisdizionale (è il caso, a titolo di esempio, degli architetti, degli avvocati, dei chimici, dei geometri, degli ingegneri, dei periti industriali)». Quindi, così come aveva chiarito già la giurisprudenza costituzionale, gli ordini regolamentati con norme ante-costituzione godono di una riserva assoluta e per questi non è possibile intervenire con un semplice regolamento di delegificazione perché questo andrebbe ad intaccare le procedure sanzionatorie dei giudici speciali stabilita dai regolamenti antecedenti la Costituzione. Per tutti gli altri, invece, la norma non lascia spazio a dubbi. Innanzitutto è prevista l'incompatibilità della carica di consigliere dell'Ordine territoriale o di consigliere nazionale con quella di membro dei consigli di disciplina territoriali e nazionali corrispondenti. Poi, presso i consigli dell'ordine o collegio professionale sono istituiti consigli di disciplina territoriale e saranno quelli più vicini all'ordini di appartenenza del professionista chiamati a giudicarlo. In ogni caso per dare attuazione a tutto questo serviranno altri mesi entro i quali i consigli nazionali emaneranno i regolamenti attuativi, previo parere del ministro vigilante.

Tirocinio. Lo schema di decreto contiene, poi, misure volte a garantire l'effettivo svolgimento dell'attività formativa durante il tirocinio e il suo adeguamento costante all'esigenza di assicurare il miglior esercizio della professione. Diverse le novità però non contenute nella legge delega. Innanzitutto il professionista «affidatario» deve avere almeno cinque anni di anzianità, inoltre il tirocinio può essere svolto per un periodo non superiore a sei mesi presso enti o professionisti di altri paesi con titolo equivalenti. Non solo, perché e qui entrano in gioco ancor di più gli ordini, il tirocinio parallelamente alla pratica, obbliga alla frequenza per un periodo di sei mesi «di specifici corsi di formazione professionale organizzati da ordini o collegi o associazioni di iscritti agli albi, nonché dagli altri soggetti autorizzati dai ministeri vigilanti». Ci sarà, comunque, un altro anno di tempo per disciplinare la materia con un regolamento del ministero vigilante sentito il consiglio nazionale di riferimento.

Formazione continua. È prevista l'obbligatorietà della formazione continua permanente. La violazione di questi obblighi è sanzionata disciplinarmente. Anche in questo caso, comunque, sarà un successivo regolamento da emanarsi entro un anno che disciplinerà le modalità e le condizioni dell'obbligo, i requisiti minimi uniformi su tutto il territorio e il valore del credito formativo.

La pubblicità e assicurazione. È stabilita inoltre l'obbligatorietà dell'assicurazione per i rischi derivanti dall'esercizio dell'attività professionale, della quale deve essere data notizia al cliente. Infine il dpr affronta anche il tema della pubblicità informativa che è consentita con ogni mezzo e può anche avere ad oggetto, oltre all'attività professionale esercitata, i titoli e le specializzazioni del professionista, l'organizzazione dello studio ed i compensi praticati.

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