Consulenza o Preventivo Gratuito

Economia: Ancl in aiuto dei lavoratori in Emilia

del 15/06/2012
di: di David Trotti
Economia: Ancl in aiuto dei lavoratori in Emilia
In questi giorni si sta parlando moltissimo di aiutare l'economia delle zone colpite dal terremoto in Emilia, lo si sta facendo anche perché quello coinvolto è un territorio che ha una forte vocazione al lavoro che si concretizza in tanti numeri significativi. Tra i molti che sono stati considerati quello che forse fa più effetto ed è più significativo è quello che dice che si tratta di un territorio che produce tra l'1 e il 2% del pil nazionale. Questo valore comporta e spinge qualunque commentatore a chiedersi cosa si può fare per riavviare il motore di questa economia. Le ricette che in molti hanno proposto per recuperare la produttività sono state tante e variegate; e tra le tante che abbiamo sentito quella forse più significativa è quella che cerca strumenti per far accedere al credito più o meno agevolato le aziende colpite. Noi non ci occupiamo di finanza ma nel nostro piccolo e per mantenere attivo il dibattito abbiamo cercato di raccogliere idee tra i tanti che stanno lavorando sul territorio, confrontandoci con la realtà concreta per cercare di elaborare qualche suggerimento che renda più dinamica la spinta alla ricostruzione. Questo tentativo lo abbiamo fatto con la caratteristica che ci distingue: la concretezza. I consulenti del lavoro sono uomini e donne del concreto abituati a pensare in termini di «vita delle persone» e «vita delle aziende» poiché in ogni momento la loro attività professionale ci si scontra con mille cose pratiche, nel tentativo di dare un contributo per risolvere i problemi che lavoratori e aziende hanno quotidianamente.

Da questo «humus» culturale nascono le nostre idee e le proposte che vorremmo porre all'attenzione di tutti coloro che in questo momento a livello governativo e regionale stanno occupandosi del terremoto. Esse sono due, in realtà tre perché la prima ne contiene due.

La prima nostra proposta è quella di applicare alle retribuzioni dei lavoratori coinvolti nel sisma il concetto di produttività legato alla fiscalità. Come coloro che ci leggono sanno perfettamente, il legislatore (con alterni comportamenti) ha previsto che i salari legati all'aumento di competitività e produttività abbiano un trattamento fiscale favorevole.

Tale detassazione si applica per un certo importo (quest'anno 2.500 euro di imponibile fiscale), per lavoratori che nell'anno precedente abbiano un certo reddito (quest'anno 30.000 euro), applicando un'aliquota fiscale comprensiva delle addizionali in via definitiva (per il 2012 il 10%). Nel nostro caso si tratterebbe in sostanza da una parte di considerare le intere retribuzioni dei lavoratori, che erano assunti nei comuni terremotati (che verranno indicati come tali dal governo) al 31 maggio 2012, soggette al regime di detassazione. Pensiamo fino ad un tetto massimo di 55.000 euro (che è il tetto per cui le detrazioni per lavoro dipendente si annullano); relativamente al comune di lavoro, non bisogna dire molto perché esso è chiaramente indicato nella denuncia di assunzione effettuata con il sistema obbligatorio (Unilav) ovvero con il vecchio c/ass (ovvero come indicato nel vecchio libro matricola). La detassazione che aiuterebbe i lavoratori potrebbe (e dovrebbe) essere bilanciata da accordi nazionali tradotti successivamente in accordi di secondo livello a livello di contrattazione collettiva che congelerebbero per il periodo di applicazione della detassazione tutte le maggiorazioni contrattuali relative all'orario di lavoro ovvero interessate dal regime di detassazione (straordinari, turni, etc.). Il periodo di vigenza di questa norme potrebbe essere fino a tutto il 2013. Si tratterebbe di una norma genuina che non può essere confusa con gli aiuti di stato perché funzionale alla ripresa produttiva ed al ripristino della produttività in zone in cui oggettivamente l'attività lavorativa è finalizzata alla ripresa economica. Non ci sarebbe inoltre bisogno di una legge, perché le norme applicative possono essere stabilite da un decreto ministeriale.

Questa prima ipotesi dovrebbe essere completata con una seconda (volta a favorire le aziende). In questa seconda ipotesi proponiamo di applicare ai lavoratori dipendenti identificati con le stesse modalità di cui abbiamo parlato per la detassazione, la aliquota contributiva degli apprendisti sulle somme che il lavoratore riceve a titolo di retribuzione fissa come indicati nella parte economica dei Ccnl (tanto per intenderci: minimo, contingenza, edr ecc.). I lavoratori coinvolti sarebbero quadri, operai e impiegati con un importo lordo contributivo pari ai valori tabellari maggiorati della metà (esempio un lavoratore con stipendio tabellare di 1.500 euro lordi rientrerà nella agevolazione se il suo stipendio fisso complessivo è di 2.250 euro).

Il periodo di vigenza di questa applicazione coinciderebbe con quello della detassazione di cui ai paragrafi precedenti. L'aliquota sarebbe a carico completo delle aziende e non dovrebbe risultare un'agevolazione ma un'aliquota ordinaria (questo per evitare i problemi del Durc interno legato alle agevolazioni).

La proposta si fonda sulla constatazione che i lavoratori in questione debbono essere considerati alla stessa stregua dei lavoratori in mobilità e cioè soggetti svantaggiati. Ai lavoratori dovrebbe essere riconosciuta da parte dell'Inps la contribuzione figurativa pari a quella dello stipendio pieno. Questa seconda proposta però ha l'inconveniente che per essere operativa deve essere tradotta in un testo di legge.

Concludiamo dicendo che lo scopo di queste proposte è quello di dare ossigeno ad aziende e dipendenti, il tutto ovviamente unito alla sospensione dei versamenti contributivi e fiscali.

Si tratterebbe sicuramente di risorse che sarebbero impiegate sul territorio e per ricostruire la vita di individui ed aziende, facendo degli stessi i protagonisti dell'uso di risorse aggiuntive.

vota