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Detrazioni: Non serve rettifica se si ricostruisce

del 15/06/2012
di: di Franco Ricca
Detrazioni: Non serve rettifica se si ricostruisce
La demolizione di un fabbricato strumentale, per il cui acquisto era stata detratta l'Iva, non comporta la rettifica della detrazione se è effettuata allo scopo di ricostruire il cespite e utilizzarlo per la realizzazione di operazioni soggette all'imposta. Questo il parere dell'avvocato generale della Corte di giustizia Ue, reso il 14 giugno 2012 nel procedimento pregiudiziale C-234/11, promosso dai giudici bulgari per accertare la corretta interpretazione delle disposizioni comunitarie in materia di rettifica della detrazione e la conformità, rispetto a tali disposizioni, della norma nazionale che invece impone, in un caso simile, la restituzione dell'imposta con il meccanismo della rettifica della detrazione.

Vediamo i passaggi centrali della puntuale e articolata analisi delle questioni, sollevate in relazione al caso di una società bulgara che aveva proceduto alla demolizione di tre fabbricati per la produzione di energia, acquisiti tramite conferimento da una società che li aveva acquistati detraendo l'Iva, al fine di realizzare una nuova centrale termoelettrica

L'avvocato osserva che la rettifica della detrazione, nel sistema dell'Iva, si rende necessaria quando, a seguito dell'utilizzazione concreta dei beni d'investimento negli anni successivi a quello dell'acquisto, si verificano variazioni del diritto alla detrazione rispetto all'anno in cui i beni sono stati acquistati. Se il diritto, in un determinato anno, in considerazione dell'utilizzazione del bene, non sussiste, occorre rettificare e restituire all'erario una quota dell'Iva detratta al momento dell'acquisto, fino al termine del periodo di sorveglianza (che può variare da cinque a venti anni).

La valutazione del diritto alla detrazione va effettuata in base al principio generale che ricollega il diritto stesso al «nesso diretto e immediato» tra il bene o servizio acquistato e l'effettuazione di operazioni soggette all'imposta.

Tale nesso, secondo la giurisprudenza della Corte, presuppone che le spese compiute per le operazioni a monte facciano parte degli elementi costitutivi del prezzo delle operazioni a valle soggette a Iva, o che si ricolleghino comunque all'attività economica (imponibile) del soggetto passivo.

Nella fattispecie, l'avvocato ritiene che la demolizione del bene non dia luogo ad una variazione rilevante ai fini della rettifica, in quanto non viene meno il predetto nesso.

Intanto perché la società ha venduto in regime di Iva i rottami di ferro recuperati dalla demolizione, a nulla rilevando che ne abbia conseguito ricavi notevolmente inferiori alle spese di acquisto dei fabbricati. In secondo luogo, un nesso diretto e immediato può sussistere, osserva giustamente l'avvocato, anche tra la demolizione dei fabbricati e le prestazioni di cessione dell'energia che saranno fatturate successivamente, quando l'opificio sarà ricostruito ed entrerà in funzione. In ogni caso, la demolizione di alcuni dei fabbricati non ha nessuna rilevanza se, come nel caso di specie, rientra tra gli interventi di modernizzazione dell'impianto, poiché, in definitiva, l'acquisto e la demolizione dei fabbricati servono a produrre prestazioni energetiche che costituiscono operazioni «a valle» soggette a imposta.

Anzi, aggiunge l'avvocato, non è neppure necessario che la centrale termoelettrica venga ricostruita con successo e che venga effettivamente prodotta energia elettrica, perché, secondo la giurisprudenza della Corte, un diritto alla detrazione sussiste, in linea di principio, anche nella fase di costituzione di un'attività economica che non pervenga mai allo stadio in cui vengono poste in essere operazioni soggette ad imposta. La corte ha infatti chiarito che, al di fuori di frodi o abusi, il diritto alla detrazione di cui si è beneficiato in relazione agli atti preparatori rimane acquisito anche se l'attività economica prevista non dà poi luogo a operazioni soggette a imposta.

Questa conclusione non è pregiudicata dall'art. 185, par. 2, della direttiva Iva, che sembra prevedere, in via di principio, l'obbligo della rettifica in caso di distruzione di beni, essendo tale disposizione riferibile solo al caso in cui la distruzione non sia effettuata a fini di operazioni imponibili.

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