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Carta dei diritti: Doppie sanzioni ma mitigate

del 13/06/2012
di: di Roberto Rosati
Carta dei diritti: Doppie sanzioni ma mitigate
Il principio del «ne bis in idem» sancito dalla Carta dei diritti fondamentali dell'Ue e dalla Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell'uomo (Cedu), che vieta di sanzionare due volte lo stesso illecito, non impedisce allo stato membro di punire penalmente l'autore di una violazione tributaria già sanzionata in sede amministrativa, purché si tenga conto, nella determinazione della pena, della precedente sanzione, in ossequio ai principi di proporzionalità e di non arbitrarietà dell'ordinamento comunitario. Questo il parere che l'avvocato generale della corte di giustizia Ue ha depositato il 12 giugno 2012 nel procedimento C-617/10, scaturito dal caso di un cittadino svedese che, dopo essere stato punito, nel 2007, con sanzioni pecuniarie per violazioni alla normativa Iva commesse negli anni 2004 e 2005, nel 2009 veniva sottoposto, per gli stessi fatti, a procedimento penale per il reato di frode fiscale, per il quale è prevista una pena detentiva fino a sei anni. Il giudice penale, tuttavia, ha sollevato davanti alla corte di giustizia Ue la questione se sia compatibile con il suddetto principio del «ne bis in idem» la circostanza che, a fronte di una violazione della normativa sull'Iva, uno stato membro infligga una doppia sanzione, amministrativa e penale. In via preliminare, l'avvocato generale osserva che gli stati membri sono vincolati dalla Carta soltanto quando applicano il diritto dell'Ue, circostanza che egli non ravvisa nel caso di specie, in quanto il sistema sanzionatorio tributario svedese non si basa direttamente sul diritto dell'Unione, dato che la direttiva sull'Iva non disciplina il sistema di repressione delle violazioni, ragion per cui la corte non sarebbe competente sulla questione. Qualora però la corte ritenga diversamente, nel merito l'avvocato evidenzia che il principio del «ne bis in idem» non è stato unanimemente accettato dagli stati firmatari della Cedu, tra i quali diversi stati membri dell'Ue. Di conseguenza, l'obbligo di interpretare la Carta alla luce della Cedu è «sfumato» qualora un diritto fondamentale sancito dalla Cedu non sia stato pienamente recepito da tutti gli stati membri. L'avvocato propone quindi alla corte di dichiarare che la Carta non impedisce agli stati membri di avviare un procedimento penale per fatti già sanzionati, definitivamente, in sede amministrativa, purché il giudice penale possa prendere in considerazione la precedente sanzione al fine di mitigare la pena.

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