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Anche Equitalia risarcisce il danno morale

del 12/06/2012
di: Debora Alberici
Anche Equitalia risarcisce il danno morale
Il contribuente ha diritto a essere risarcito da Equitalia del danno morale per il pignoramento illegittimo. Non basta. Se il concessionario non ha preso atto dell'estinzione del debito comunicata dal cittadino il ristoro scatta automaticamente perché si configura in astratto un'omissione d'atti d'uffici. Lo ha sancito la Corte di cassazione che, con la sentenza n. 9445 dell'11 giugno 2012, ha accolto il ricorso di un avvocato che aveva subito da Equitalia un pignoramento nonostante avesse già comunicato di aver vinto la causa contro il fisco. Dunque il legale ha vinto in pieno la causa contro la società di riscossione e contro il comune, soprattutto in relazione alla circostanza che aveva comunicato a entrambi l'estinzione del suo debito e, nonostante questo, si era visto piombare a studio, davanti a figlia e dipendenti, l'agente per l'esecuzione forzata. In particolare, rinviando la causa alla Corte d'appello di Roma, la terza sezione civile ha sancito che «in tema di responsabilità civile e di richiesta di risarcimento del danno non patrimoniale, quando è prospettato un illecito, astrattamente riconducibile a fattispecie penalmente rilevanti, (come nella specie, nella quale il danneggiato assume come causa del danno il pignoramento mobiliare eseguito, per un credito accertato come inesistente, nonostante la espressa richiesta al Comune e al Concessionario di interruzione del procedimento per il recupero del credito, e in mancanza di risposta a tale richiesta per spiegarne le ragioni, ed è ipotizzabile la fattispecie di reato prevista dall'art. 328, secondo comma, cod. pen.) per il quale la risarcibilità del danno non patrimoniale è espressamente prevista dalla legge, ai sensi degli artt. 2059 cod. civ. e 185 cod. pen., spetta al giudice accertare, incindenter tantum e secondo la legge penale, la sussistenza degli elementi costitutivi dei reato». Ciò indipendentemente dalla norma penale cui l'avvocato ha ricondotto il caso. Questo accertamento, precisano poi gli Ermellini, è «logicamente preliminare all'indagine sull'esistenza di un diritto leso di rilievo costituzionale (cui sia eventualmente ricollegabile il risarcimento del danno non patrimoniale, secondo l'interpretazione costituzionalmente orientata dell'art. 2059 cod. civ. sostenuta dalla giurisprudenza di legittimità oramai consolidata) potendo quest'ultimo venire in rilievo solo dopo l'esclusione della configurabilità di un reato; accertamenti, entrambi, preliminari alla indagine in ordine alla sussistenza in concreto (alla prova) del pregiudizio patito dal titolare dell'interesse tutelato». Insomma quando il fisco sbaglia violando un interesse costituzionalmente garantito deve sempre risarcire il contribuente, al di là del reato. E in questo caso la figura fatta dal legale di fronte alla figlia e ai dipendenti ha senz'altro leso la sua immagine. Violazione che ora dovrà essere riparata dal concessionario e dall'amministrazione finanziaria.

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