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Aliquote previdenziali: serve una previdenza equa

del 09/06/2012
di: Pagina a cura di Lucia Basile
Aliquote previdenziali: serve una previdenza equa
Verso una riforma del mercato del lavoro più equa e condivisa con il contributo della Lapet. Dopo il sì incassato dalla XI Commissione Lavoro del Senato, il decreto che ha integrato i nuovi emendamenti dei relatori Maurizio Castro e Tiziano Treu, è ora all'esame dell'Aula di Palazzo Madama.

Cogliendo l'invito rivolto dal ministro del Welfare Elsa Fornero a guardare quanto di costruttivo c'è nella riforma, il presidente nazionale tributaristi Lapet Roberto Falcone ha così commentato: «Sulla flessibilità in entrata, si è quantomeno allentata la stretta sulle partite Iva. Infatti è da ritenersi immotivata la presunzione legale, piuttosto vanno verificate le situazioni illegittime in sede di controlli ispettivi. Le misure introdotte, nate dalle sollecitazioni di Cna Professioni, nell'ambito di Rete Imprese Italia, in seno al tavolo unitario delle parti sociali (Imprese, Confindustria, Abi, Alleanza e Rete Imprese Italia), rappresentano un compromesso equilibrato e in linea con gli standard europei».

A ben vedere infatti, quanto alle partite Iva, l'art. 9 diffuso dal Governo prevede che debbano considerarsi legittime quelle con reddito annuo lordo superiore a 18 mila euro, mentre passa da sei mesi a otto il requisito legato alla durata delle collaborazioni e dal 75 all'80% il tetto massimo del corrispettivo pagato al collaboratore.

Il testo poi esclude un punto importante, ossia quello che prevedeva che la stretta sulle partite Iva non si dovesse applicare solo agli iscritti agli ordini professionali e introduce un nuovo concetto, quello di presunzione in riferimento a competenze teoriche elevate.

«Ora che anche la Commissione europea attraverso una seconda serie di raccomandazioni rivolte a rilanciare misure per rafforzare la stabilità finanziaria, rilanciare la crescita e incentivare occupazione, ha sollecitato l'Italia ad adottare prioritariamente la riforma del mercato del lavoro, auspico una rapida approvazione del disegno di legge. Per altro fronte, circa la criticità già a suo tempo evidenziata, riguardante la previsione, di cui all'art. 36, di progressivo aumento annuo dell'aliquota di contribuzione alla Gestione separata Inps fino al 33% nel 2018, per tutti gli iscritti senza alcuna differenziazione tra collaboratori e professionisti, continueremo a sostenere la necessità di un intervento rivolto a distinguere i liberi professionisti di cui all'art. 53 del Tuir dai co.co.pro. all'interno della Gestione separata. Se l'intento del governo è infatti quello di parificare previdenzialmente i collaboratori ai dipendenti non si riesce a comprendere la ragione dell'aumento delle aliquote previdenziali per i professionisti iscritti alla gestione separata che, in tal modo, saranno completamente emarginati dal mercato professionale rispetto ai concorrenti professionisti, iscritti alle casse professionali private, che sostengono aliquote previdenziali del 10-15%», ha concluso Falcone.

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