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Consulenti del lavoro: incentivare le start up

del 08/06/2012
di: La Redazione
Consulenti del lavoro: incentivare le start up
L'estate, appena incominciata, dovrebbe portare il provvedimento «Start Up Italia», con ogni probabilità sotto forma di decreto legge. Lo ha annunciato più volte il ministro per lo Sviluppo Economico Corrado Passera: l'ultima in occasione della sua partecipazione all'Open Day di Italia Start Up, tenutosi il 28 maggio a Treviso, ospitato da H-Farm, uno degli incubatori di aziende più importanti d'Italia. E l'auspicio dell'Associazione nazionale consulenti del lavoro è che con questo provvedimento il governo in materia di start up si dimostri meno cieco di quanto purtroppo fatto in materia di lavoro.

«Start Up Italia» dovrebbe, ed è auspicabile, comporsi di una serie di normative volte, in poche parole, ad alleggerire la burocrazia per le nuove imprese, detassare investimenti, finanziamenti ed eventuali fusioni o acquisizioni, sostenere l'internazionalizzazione. Perché in un'epoca di crisi e recessione come questa, con un tasso di disoccupazione nazionale che vede più di un giovane su tre senza lavoro, appare chiaro che l'inversione di rotta passa anche, e forse soprattutto, attraverso la nascita di nuove imprese. Nuove imprese che sono portatrici di innovazione, innescando un circolo virtuoso. Un dato illuminante fra tutti: negli ultimi dieci anni negli Stati Uniti le start up hanno creato 3 milioni di posti di lavoro, mentre le vecchie aziende ne hanno eliminato un milione (dato Kauffmann Foundation).

Start Up Italia, quindi, il futuro provvedimento. Italia Start Up, ideatrice dell'Open Day, una piattaforma già esistente che riunisce diversi soggetti privati già operativi nel campo dell'innovazione, del digitale e dell'imprenditoria. Un chiasmo che si fonda anche sulla collaborazione, tra l'altro: da Italia Start Up arrivano alcuni dei 12 «cervelli» chiamati da Passera al ministero come task force, coordinata da Alessandro Fusacchia, per studiare proposte per questa nuova normativa. Gli obiettivi che questa task force ministeriale si è data è fornire velocemente al governo proposte concrete per ampliare le possibilità di fondi di venture capital (altro dato: negli Stati Uniti fra il 2003 e il 2010 sono stati erogati 131 milioni di dollari di capitali di rischio, nella Ue solo 28); per investire nella formazione; per aumentare gli investimenti nella ricerca e sviluppo, magari sull'esempio di Israele; per individuare infine nel territorio dove e per quali settori si possono sviluppare, perché magari già presenti in fase embrionale, i centri cosiddetti «boost» (impulso). Un nuovo modo di concepire i tradizionali distretti produttivi, insomma.

Nella cornice di H-Farm il ministro Passera ha avuto modo di sentire l'opinione di decine e decine di startupper giunti da tutta Italia. I problemi di tutti i nuovi imprenditori si riassumono in tre fattori cruciali: fisco, burocrazia, mancanza di coordinamento. Croci di qualunque impresa, ma che per una nuova iniziativa spesso si traducono in ostacoli quasi insormontabili. Dal network di Italia Start Up arrivano invece proposte concrete, alcune, fra l'altro, già lanciate da Ancl nei tavoli istituzionali in cui è coinvolta. Il network (sul cui portale è in corso anche una votazione per capire quali sono le esigenze più forti degli imprenditori) chiede la detassazione delle operazioni di investimento in start up e di operazioni di fusioni e acquisizioni aventi come target start up italiane; la deroga alle normative di Testo unico finanziario e bancario e ai regolamenti di Banca d'Italia per mini-Sgr che intendono esclusivamente gestire e/o già gestiscono fondi che investono in startup; la deroga al Tuf per permettere la raccolta di capitale attraverso crowdfunding fino a un massimo di 300 mila euro senza dover applicare la normativa sulla raccolta del risparmio ai sensi del Tuf; la creazione di un sistema di «Safe Harbor» in modo tale che per i primi tre anni dalla costituzione di una startup la stessa sia soggetta unicamente al codice civile, il codice penale e alcune leggi tassativamente indicate: l'annullamento, per i primi tre anni dalla costituzione della start up, di costi e adempimenti burocratici camerali, sostituendo gli adempimenti burocratici con semplici autocertificazioni (poi oggetto di verifica) da inviare alle camere di commercio. Una serie di proposte, queste, che incontrano il favore dell'Ancl, e se il governo si muovesse in queste direzioni dimostrerebbe di fare davvero qualcosa per lo sviluppo economico del Paese. Anche se, proprio a Treviso, il ministro Passera è incorso in uno scivolone. Uno dei problemi per gli imprenditori, legato a fisco e burocrazia, è notoriamente il costo del lavoro, che già rende difficili le assunzioni in aziende strutturate, figurarsi in nuove realtà. Il ministro ha ricordato l'apprendistato, entrato a regime un mese e mezzo fa, come strumento in cui questo onere è più basso. Ventilando l'ipotesi di crearne uno su misura per le start up. L'Ancl ricorda che la riforma dell'apprendistato, ormai in vigore da un mese e mezzo, non sta sortendo alcun tipo di effetto: ha già creato invece numerose problematiche, legate soprattutto all'obbligo di sottoporre il piano formativo del candidato all'approvazione dell'ente bilaterale competente.

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