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Ministero del lavoro: la neve scusa impiegati pubblici

del 08/06/2012
di: di Daniele Cirioli
Ministero del lavoro: la neve scusa impiegati pubblici
La «neve» grazia gli impiegati pubblici. Quale causa di mancata prestazione lavorativa, infatti, giustifica in pieno i dipendenti statali, che per il giorno in cui saltano il lavoro (come è successo per cinque giorni a febbraio, nel Lazio), conservano comunque il diritto alla retribuzione. Nel settore privato, invece, la neve giustifica sia i lavoratori (per l'assenza sul lavoro) che le imprese (per la mancata erogazione della retribuzione). Lo precisa il ministero del lavoro nell'interpello n. 15/2012.La «causa neve». I chiarimenti arrivano in risposta all'Ugl che ha chiesto al ministero di sapere se ricorre l'obbligo sul datore di lavoro di corrispondere la retribuzione ai lavoratori che non hanno potuto raggiungere il posto di lavoro, «causa neve», nell'ambito territoriale di Roma Capitale e delle altre province del Lazio (giornate del 3, 4, 6, 10 e 11 febbraio 2012).Settore pubblico. Con riferimento al settore pubblico, il ministero precisa che la mancata prestazione lavorativa può considerarsi ascrivibile alle ipotesi di impossibilità sopravvenuta della prestazione per causa non imputabile al lavoratore. Nello specifico, la fattispecie afferisce al cosiddetto factum principis inteso quale provvedimento autoritativo (ossia l'ordinanza di chiusura degli uffici pubblici causa neve) che impedisce in modo oggettivo e assoluto l'adempimento della prestazione, ossia l'espletamento dell'attività lavorativa; in tal caso, pertanto, resta fermo l'obbligo per la parte datoriale di corrispondere la retribuzione. Peraltro, aggiunge il ministero, l'interpretazione è sostenuta anche dalla contrattazione collettiva, comparto ministeri, laddove indica tra le motivazioni per cui possono essere concessi i permessi retribuiti, anche l'ipotesi di assenza motivata da gravi calamità naturali che rendano oggettivamente impossibile il raggiungimento della sede di servizio.Settore privato. Completamente diverso il discorso per il settore privato dove, invece, il provvedimento autoritativo concernente il divieto di circolazione dei mezzi privati sprovvisti di apposite catene non costituisce impedimento di carattere assoluto all'effettuazione della prestazione lavorativa, in quanto non preclude la libera scelta del datore di lavoro di continuare a svolgere le attività connesse al settore di appartenenza. In tali casi, tuttavia, precisa il ministero, il mancato raggiungimento del posto di lavoro potrebbe risultare comunque estraneo alla volontà del lavoratore; di conseguenza, la mancata prestazione lavorativa, in presenza di tempestiva comunicazione del lavoratore all'azienda, qualora supportata da idonea motivazione, non è qualificabile in termini di inadempimento imputabile al lavoratore.

In conclusione, in tali fattispecie l'impossibilità sopravvenuta libera entrambe le parti del rapporto di lavoro: il lavoratore dall'obbligo di effettuare la prestazione e il datore dall'obbligo di erogare la corrispondente retribuzione. Restano ferme, in ogni caso, le disposizioni dei contratti collettivi che, generalmente, contemplano la possibilità per il lavoratore di fruire di titoli di assenza retribuiti al verificarsi di eventi eccezionali.

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