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Sospeso il legale che non comunica il volume d'affari

del 08/06/2012
di: Debora Alberici
Sospeso il legale che non comunica il volume d'affari
Avvocato sospeso a tempo indeterminato se non comunica al Servizio tributi della Cassa nazionale di previdenza forense il volume d'affari dichiarato al fisco. Ciò anche se non è iscritto all'ente previdenziale.

Lo hanno sancito le Sezioni unite civili della Suprema corte di cassazione con la sentenza numero 9184 del 7 giugno 2012.

Cambiando rotta rispetto alla sezione lavoro, il Massimo consesso di Piazza Cavour ha spiegato che l'obbligo di comunicazione sussiste per tutti gli avvocati abilitati, anche quelli non iscritti alla Cassa di previdenza, ne restano esclusi solo i praticanti.

Sul punto in sentenza si legge che «deve ritenersi pertanto non condivisibile il principio affermato, con carattere di generalità e non per i soli casi, del tutto particolari, specificamente esaminati (relativi ad avvocati, cittadini di paesi dell'Unione europea, già iscritti negli albi dei paesi di provenienza ad alle relative casse previdenziali e, successivamente iscritti in albi professionali italiani, optanti per il mantenimento dell'iscrizione originaria) dalla Sezione Lavoro di questa Corte, secondo cui inequivocabile dato letterale della disposizione comporterebbe che il presupposto dell'obbligo di comunicazione sia costituito non già dalla sola iscrizione all'Albo degli avvocati ma si richiede anche concorrente requisito dell' iscrizione alla Cassa di previdenza che si riferisce non solo ai praticanti procuratori, ma anche agli iscritti nell'albo degli avvocati (e in passato anche procuratori), pur individuando «la ratio di tale obbligo agganciato all'iscrizione alla cassa nell'utilità per la Cassa di conoscere i flussi di reddito professionale degli iscritti all'albo degli avvocati, destinatari o comunque potenziali destinatari di prestazioni previdenziali della Cassa stesso e in ogni caso soggetti all'obbligo del contributo soggettivo».

La vicenda riguarda un avvocato di Pescara non iscritto alla Cassa di previdenza forense. L'uomo, nonostante le ripetute sollecitazioni, non aveva mai trasmesso il volume d'affari dichiarato al fisco. Per questo era stato sospeso a tempo indeterminato. Contro il provvedimento disciplinare il professionista ha presentato ricorso al Consiglio nazionale forense che, però, ha confermato il verdetto, sancendo, fra l'altro, l'ineludibilità dell'obbligo «a carico di ogni avvocato italiano».

Contro questa pronuncia il legale ha presentato ricorso in Cassazione ma senza successo. In particolare secondo la difesa tenuti alla comunicazione sono solo i professionisti iscritti alla Cassa, fatta eccezione che per i praticanti.

Ma le Sezioni unite civili di Piazza Cavour hanno respinto la tesi e, contrariamente a quanto in passato affermato dalla sezione lavoro del Palazzaccio, hanno sancito che l'obbligo incombe su tutti gli avvocati del Belpaese, generalizzando così l'incombenza. La decisione all'interno del Palazzaccio metterà proprio tutti d'accordo. Infatti anche la Procura generale aveva sollecitato in udienza di respingere il ricorso del legale.

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