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Contenzioso bancario, Consulta interviene su prescrizione

del 07/06/2012
di: Daniele Anzelmo presidente Commissione nazionale di Studio Ctu e Perizie
Contenzioso bancario, Consulta interviene su prescrizione
Il 2 aprile scorso la C.C. ha dichiarato l'illegittimità costituzionale dell'art. 2, comma 61, dl 225/2010, conv. con modif. in legge 10/2011, noto come «decreto milleproroghe» («In ordine alle operazioni bancarie regolate in conto corrente l'art. 2935 del codice civile si interpreta nel senso che la prescrizione relativa ai diritti nascenti dall'annotazione in conto inizia a decorrere dal giorno dell'annotazione stessa»).

I correntisti bancari potranno perciò ora nutrire maggiori aspettative di vedersi riconoscere giudizialmente la restituzione delle competenze «anatocistiche» e non solo; difatti, ricorrendone i presupposti, l'intera vita del conto corrente può esser rimessa in discussione in tribunale!

Prima dell'intervento della C.C. i quesiti posti dai giudici ai Ctu prevedevano due scenari di calcolo alternativi: uno ancorato alla prescrizione decennale secca del citato «decreto milleproroghe», l'altro fondato sulla prescrizione decennale variabile prevista dalla S.C. con sent. 24418/2010.

Alla luce della citata declaratoria d'incostituzionalità residua oggi solo quest'ultimo metodo, secondo cui l'annotazione in conto degl'interessi passivi comporta un mero incremento del saldo a debito del correntista ma non costituisce sic et simpliciter un pagamento avente natura «solutoria» (dunque soggetto a prescrizione decennale); quest'ultima si ravvisa esclusivamente in quei versamenti operati allorquando il saldo di c/c risulta oltre fido o in scoperto (cioè, in assenza di fido). Quali le possibili diverse conseguenze sull'approccio tecnico contabile del Ctu?

Taluni ritengono che i saldi degli estratti conto bancari sarebbero potenzialmente errati e che quindi il saldo da considerare per qualificare un versamento solutorio sarebbe quello ricalcolato, ovvero il saldo depurato dalle competenze illegittimamente addebitate dalla banca. (cfr. Avv. A. Tanza: «Gli effetti sulle nuove consulenze tecniche alla luce della Cass. Ss.uu.. 24418/10», Adusbef Onlus,15/12/10).

Altri di contro sostengono che la S.C. del 2010 aveva affermato che il contratto di c/c bancario collega le varie operazioni sostituendo, ai pagamenti e alle riscossioni, gli accreditamenti e gli addebitamenti sul conto, i quali hanno la medesima valenza del pagamento e della compensazione di poste. L'operazione annotata corrisponde cioè ad una transazione reale.

Il dies a quo della pretesa illegittima è l'annotazione della competenza, quello della prescrizione decorre, invece, dal pagamento di quella pretesa-annotazione illegittima.

Quindi, ciò che rileva è l'originaria ricostruzione contabile della banca, non quella depurata. Inoltre, in tema di ripetizione dell'indebito, la precondizione è che vi sia una richiesta indebita ed un pagamento non dovuto (cfr. Giudice G. Positano: «Csm - I Magistrati referenti per la formazione decentrata: Riflessioni sul contenzioso bancario dopo i recenti interventi giurisprudenziali e normativi-Palermo,15/4/11»).

Il giudice dovrà preventivamente ed in astratto indicare al Ctu tutte le poste ritenute indebite e verificare i versamenti imputabili a pagamento delle competenze indebite; se queste vengono accantonate ed eliminate preventivamente dal Ctu in sede di depurazione del conto, con la consueta operazione di ricostruzione ex post del rapporto bancario, non esisterà più la pretesa illegittima a monte e non esisterà più l'azione dell'attore e quindi non opererà mai la prescrizione.

Infine, la nullità imprescrittibile consente l'individuazione in astratto delle competenze illegittimamente annotate e pretese, ma l'aver atteso oltre dieci anni dal pagamento dell'indebita annotazione per agire ne determina la prescrizione e il Ctu considererà pagate le somme e non più ripetibili.

Concludendo, col primo metodo difficilmente emergeranno situazioni di oltre fido, dunque pochissimi episodi di prescrizione. Risultato? I correntisti potranno vedersi restituite tutte le competenze illegittimamente addebitate dalle banche nell'intero arco di vita del rapporto di c/c; con il secondo metodo invece le banche potranno beneficiare di più frequenti casi di prescrizione, tanto maggiori quanto più il correntista ha goduto durante il rapporto di disponibilità extra fido.

Attenzione, tutto ciò vale però solo per le aperture di credito «per cassa».

Gli interessi passivi liquidati sui conti tecnici (anticipo fatture, s.b.f. ecc.), alla stregua delle stesse somme anticipate cui si riferiscono, costituiscono invece per la banca sempre credito liquido ed esigibile. Ne consegue che l'addebito in c/c ordinario degli interessi maturati su queste linee di fido risulterà «pagato» dalle rimesse successive, sempre «solutorie», a prescindere che avvengano in situazione di saldo extra o entro-fido.

Resta in ogni caso poi da capire se il fido debba risultare provato da un idoneo contratto di apertura di credito o se sia possibile anche solo desumerlo dall'analisi degli estratti conto scalari.

Queste e altre mutevoli esigenze di accertamento rendono il lavoro del Ctu sempre più delicato e complesso; per questo motivo, la Commissione di studio Ungdcec sulle Ctu e Perizie si propone di realizzare un format di convegno/corso da condividere con le Unioni territoriali nonché la realizzazione di una pubblicazione che raccolga le best practice in materia, arricchita con una significativa raccolta degli orientamenti dei diversi Tribunali locali.

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