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Liti fiscali, mandato per rinunciare al contenzioso

del 07/06/2012
di: di Valerio Stroppa
Liti fiscali, mandato per rinunciare al contenzioso
Il professionista che difende in contenzioso il contribuente non può rinunciare al giudizio senza un mandato speciale. E non è sufficiente neppure che nella procura sia espressamente conferito il potere di procedere alla conciliazione giudiziale ex articolo 48 del dlgs n. 546/1992. Lo ha affermato la Ctp di Reggio Emilia con la sentenza n. 14/4/2012. Il caso vedeva una contribuente ricorrere contro l'Agenzia delle entrate per opporsi al silenzio-rifiuto formatosi in merito a un'istanza di rimborso dell'imposta sostitutiva versata in occasione della rivalutazione di un terreno ai sensi della legge n. 448/2001. Avendo la signora aderito a una riapertura dei termini per la rideterminazione del valore del costo fiscale di acquisto del terreno nel 2008 (pagando una nuova sostitutiva), aveva chiesto indietro la somma pagata in occasione della prima rivalutazione, senza ricevere riscontro dall'ufficio. Da qui l'impugnazione.

Nell'udienza dibattimentale, tuttavia, alla luce dell'ulteriore «finestra» per la rivalutazione di terreni e quote offerta dal dl n. 70/2011, che ha previsto nuove modalità per il recupero delle imposte pagate in precedenza, le parti presentavano ai giudici emiliani una richiesta di estinzione del giudizio per cessazione della materia del contendere, ex articolo 46 del dlgs n. 546/1992.

Il documento, redatto dall'Agenzia, veniva sottoscritto per accettazione dall'avvocato difensore della contribuente.

Secondo la Ctp reggiana, però, l'ordinaria procura alle liti abilita il professionista, per la discrezionalità tecnica che gli spetta nell'impostazione della lite, a scegliere la condotta processuale da lui ritenuta più rispondente agli interessi del proprio rappresentato. Tuttavia, ai sensi dell'articolo 84, comma 2 c.p.c., la procura «non gli conferisce il potere di compiere atti che importino disposizione del diritto in contesa, qual è la rinuncia, per la quale occorre un mandato speciale», si legge nella sentenza. Né può considerarsi come comprensivo della facoltà di rinuncia al ricorso «il potere di procedere alla conciliazione giudiziale», posto che la conciliazione è istituto che, ex articolo 48, comma 3 del dlgs n. 546/1992, è procedibile solo in ipotesi di un accertato debito e non nel caso di un vantato credito. Pertanto la richiesta di estinzione non viene accolta, in quanto irregolare, e la Ctp procede a sentenziare.

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