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Immobili esteri: franchigia Ivie calcolata al lordo

del 07/06/2012
di: di Duilio Liburdi
Immobili esteri: franchigia Ivie calcolata al lordo
L'importo di 200 euro per l'imposta sugli immobili esteri va assunto al lordo delle detrazioni previste dalla norma. Per quelli non più detenuti al 31 dicembre si fa riferimento al valore assunto al termine del periodo di detenzione mentre tra le attività finanziarie estere assumono rilevanza anche i finanziamenti, in linea con quanto previsto ai fini del quadro Rw. Sono questi alcuni aspetti che meritano di essere rilevati sulla scorta della lettura del provvedimento del direttore dell'Agenzia delle entrate del 5 giugno con il quale è stata data attuazione al pacchetto di norme introdotte dal decreto legge n. 201 del 2011 in materia di imposizione sugli immobili e sulle attività finanziarie detenute da soggetti residenti all'estero (si veda ItaliaOggi di ieri).

Immobili. Il provvedimento ribadisce come la base imponibile per tali beni situati all'estero sia differenziata in relazione alla localizzazione degli stessi:

- per stati Ue e See con scambio di informazioni il valore da assumere è quello catastalmente determinato sulla base della normativa estera:

- per stati fuori Ue (compresa la Svizzera), si assume il costo di acquisto.

Particolari declinazioni sono poi previste nell'ipotesi in cui il bene in questione sia pervenuto per successione o donazione in quanto, a tali fini, assume rilevanza quanto evidenziato in atto. Posto che l'aliquota di imposta da versare in Italia è lo 0.76% sul valore degli immobili come sopra identificato, il contenuto del provvedimento parrebbe muoversi in linea diversa con quanto previsto dalle istruzioni ai fini della identificazione dell'ammontare di quanto dovuto. Si afferma, infatti, che l'imposta in questione non è dovuta qualora l'importo della stessa, prima di applicare le specifiche detrazioni previste, non superi complessivamente 200 euro. Poiché le detrazioni specificatamente previste sono di fatto quelle relative al pagamento di eventuali imposte all'estero di natura patrimoniale (con l'ulteriore aspetto delle imposte sui redditi in relazione a beni Ue o See), parrebbe che l'importo di 200 euro debba essere identificato al lordo di tale scomputo e non come imposta da versare. Questo, come detto, non in linea con quanto affermato nelle istruzioni al modello Unico 2012 e al quadro Rm nello specifico.

Ulteriore aspetto è quello del momento con riferimento al quale assumere il pagamento dell'imposta estera. Il provvedimento si riferisce all'imposta patrimoniale versata nell'anno di riferimento nel paese ove sono situati gli immobili. La formulazione letterale farebbe dunque propendere per un concetto di cassa in relazione ai pagamenti effettuati nel corso del 2011 a favore dello Stato estero e non, dunque, ad un concetto di competenza. Inoltre, ai fini della effettiva determinazione del quantum da versare, il provvedimento chiarisce come, in relazione alle imposte sui erdditi eventualmente pagate all'estero sui beni iun questione la logica sia prima quella di tenere conto di quanto previsto dall'articolo 165 del Tuir e, solo successivamente, scomputare dalla patrimoniale italiana una eventuale eccedenza. Il provvedimento si riferisce anche all'ipotesi in cui il bene, alla fine del periodo di imposta, non sia più detenuto all'estero. Sotto questo aspetto, la logica dell'imposta sugli immobili esteri differisce dai concetti afferenti il monitoraggi ofiscale che, invece, fa leva esclusivamente sul fatto del possesso del bene alla fine dell'anno. Letteralmente il testo del documento afferma come qualora l'immobile non sia posseduto alla data del 31 dicembre dell'anno si deve fare riferimento al valore dell'immobile rilevato al termine del periodo di detenzione. E' questo un passaggio non chiarissimo in quanto sembrerebbe che si debba fare riferimento al valore di mercato in quel momento ma questo contrasterebbe con le regole generali e con il criterio di proporzionalità in relazione al periodo di possesso.

Attività finanziarie. Molto attese erano anche le indicazioni in merito al pagamento dell'imposta sulle attività finanziarie detenute all'estero. Una prima notazione è relativa alla sostanziale identità che il provvedimento delinea tra quanto il contribuente deve indicare nel quadro Rw e quanto evidenziare nel quadro Rm da assoggettare ad imposta. Per esempio, sono assoggettate a tassazione in base al nuovo tributo quelle attività finanziarie costituite da finanziamenti e, a tale fine, si deve ritenere siano compresi anche i finanziamenti infruttiferi analogamente a quanto era stato affermato ai fini del monitoraggio fiscale. Peraltro, nel provvedimento viene utilizzata una locuzione molto generale in relazione alla ipotesi di ogni altra attività da cui possono derivare redditi di capitale o redditi diversi di natura finanziaria di fonte estera. Al contrario, in relazione ad esempio alle stock option, le stesse non saranno assoggettate al nuovo prelievo nell'ipotesi in cui le stesse non siano cedibili così come non rientrano nell'ambito di applicazione della nuova disposizione quelle fattispecie relative ai versamenti effettuati a titolo di contributi previdenziali.

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