Il parere dell'Antitrust, inoltre, non costituirà più una condicio sine qua non per l'adozione della delibera. E varrà il principio del silenzio-assenso: in caso di mancata risposta entro il termine di 60 giorni, il parere dell'organismo presieduto da Giovanni Pitruzzella si intenderà favorevolmente acquisito. La delibera quadro potrà comunque essere adottata trascorsi 90 giorni dalla trasmissione all'Antitrust.
Le novità che intervengono a modificare la disciplina delle liberalizzazioni delle utility riscritta dal governo Berlusconi con la manovra di Ferragosto 2011 (l'intervento si rese necessario a seguito dell'abrogazione delle norme previgenti a opera dei referendum) sono contenute nel decreto legge con le misure urgenti sulla crescita, il riordino degli incentivi e lo sviluppo sostenibile che dovrebbe andare sul tavolo del consiglio dei ministri di venerdì.
Le modifiche puntano, come si legge nella relazione illustrativa del provvedimento, a «semplificare le procedure relative all'approvazione della delibera quadro, quando non strettamente necessaria ai fini della promozione della concorrenza».
Ma ci sono novità anche sull'organizzazione delle utility per ambiti territoriali ottimali e omogenei. Una previsione che il dl 138/2011 ha inserito allo scopo di conseguire economie di scala e massimizzare l'efficienza del servizio e che nella bozza di decreto sulla crescita viene leggermente ritoccata.
La nuova norma prevede che le regioni e le province autonome organizzino lo svolgimento dei servizi pubblici locali a rete di rilevanza economica definendo il perimetro degli ambiti territoriali ottimali e istituendo o designando gli enti di governo degli stessi, entro il termine del 30 giugno 2012. Le modifiche, come spiega la relazione illustrativa, chiariscono che l'organizzazione in ambiti prevede sia l'ipotesi di delimitazione geografica sia l'attribuzione del ruolo di ente di governo dell'ambito a un ente creato ad hoc o a uno già istituito a cui attribuire le funzioni.
Federalismo demaniale, le miniere dalle province alle regioni. Lo schema di decreto interviene anche a correggere il dlgs sul federalismo demaniale (n. 85/2010) rimasto finora sulla carta per la mancata approvazione dei dpcm attuativi. Le miniere, originariamente attribuite alle province anche se queste non hanno alcuna competenza in materia, vengono trasferite al patrimonio indisponibile delle regioni a cui la riforma del Titolo V ha attribuito la competenza legislativa e gestionale in materia.
