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Agevolazioni e trattamenti speciali percorso obbligato

del 06/06/2012
di: di Sergio Trovato
Agevolazioni e trattamenti speciali percorso obbligato
Per fruire del trattamento agevolato che la legge riserva ai fabbricati destinati ad abitazione principale e pertinenze non è sufficiente aver fissato nell'immobile la residenza anagrafica, occorre anche provare l'utilizzo di fatto come dimora abituale. Dunque, oltre al dato formale assume una valenza particolare l'effettiva destinazione dell'immobile. Il beneficio è però limitato a un solo immobile, anche se il contribuente utilizza diversi fabbricati.

Per abitazione principale, ex lege, si intende l'immobile iscritto o iscrivibile nel catasto edilizio urbano come unica unità immobiliare, nel quale il possessore dimora abitualmente e risiede anagraficamente. L'articolo 4 del dl 12/2012, in sede di conversione, ha fornito una nuova qualificazione giuridica della nozione di abitazione principale, prevedendo che si intende come tale l'unità immobiliare nella quale il contribuente e il suo nucleo familiare dimorano abitualmente e risiedono anagraficamente.

La ratio della disposizione contenuta nell'articolo 13 del decreto Monti è quella di contrastare le residenze fittizie e gli abusi del diritto che si sono verificati in passato per l'Ici. Nonostante sia infelice la formulazione letterale della norma, considerato che in base all'articolo 43 del Codice civile la residenza è proprio nel luogo in cui la persona ha la dimora abituale. È come se il legislatore avesse ripetuto due volte lo stesso concetto. Tuttavia, per dare un senso alla disposizione occorre andare oltre il dato letterale, è riconoscere che la finalità è quella di concedere il beneficio fiscale solo in presenza della destinazione fattuale dell'immobile a prima casa.

È previsto, inoltre, che nel caso in cui i componenti del nucleo familiare abbiano stabilito la dimora abituale e la residenza anagrafica in immobili diversi situati nel territorio comunale, le agevolazioni per l'abitazione principale e le relative pertinenze si applicano per un solo immobile. Non ha senso aver fissato il limite territoriale nello stesso comune per escludere il beneficio, perché in ogni caso uno dei componenti del nucleo familiare (per esempio, uno dei coniugi) non dovrebbe avere diritto al trattamento agevolato anche per l'immobile ubicato nel territorio di un altro comune, qualora non rispetti i requisiti di legge (residenza anagrafica e dimora abituale). Al riguardo, non è condivisibile quanto sostenuto dal dipartimento delle Finanze del ministero dell'Economia (circolare 3/2012), secondo cui il legislatore non ha «stabilito la medesima limitazione nel caso in cui gli immobili destinati ad abitazione principale siano ubicati in comuni diversi, poiché in tale ipotesi il rischio di elusione della norma è bilanciato da effettive necessità di dover trasferire la residenza anagrafica e la dimora abituale in un altro comune, ad esempio, per esigenze lavorative». In realtà, queste circostanze sono tutte da dimostrare. In passato, per l'Ici, è stato accertato che i trasferimenti di residenza (per esempio, di uno dei coniugi) in un comune diverso da quello in cui dimorava il nucleo familiare fossero diretti a eludere il pagamento dell'imposta (si veda Cassazione sentenza 14389/2010).

Per pertinenze dell'abitazione principale si intendono esclusivamente quelle classificate nelle categorie catastali C/2, C/6 e C/7, nella misura massima di una per ciascuna delle suddette categorie catastali, anche se iscritte in catasto unitamente all'immobile adibito ad abitazione. Se sono accorpate all'abitazione due pertinenze della stessa categoria (per esempio, cantina e soffitta classificate entrambe in C/2), come correttamente indicato nella circolare ministeriale, il contribuente può estendere il beneficio solo a un'altra classificata in una diversa categoria catastale (C/6 o C/7).

La legge prevede sia per le unità immobiliari adibite a prima casa sia per le pertinenze l'applicazione di una aliquota ridotta del 4 per mille, che i comuni possono aumentare o diminuire di 2 punti percentuali, e una detrazione di 200 euro, che può essere maggiorata di 50 euro per ogni figlio che risieda anagraficamente e dimori abitualmente nell'immobile, fino a un massimo di 400 euro, al netto della detrazione ordinaria.

Il contribuente, però, può fruire delle agevolazioni per abitazione principale per un solo immobile, anche se utilizzi di fatto più fabbricati, a meno che non abbia provveduto al loro accatastamento unitario (circolare 3/2012). Nonostante la Cassazione abbia più volte affermato che ciò che conta è l'effettiva utilizzazione come abitazione principale dell'immobile complessivamente considerato, a prescindere dal numero delle unità catastali.

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