In assenza di spiegazioni da parte dell'Agenzia dell e entrate, l'ipotesi che circola tra molti professionisti, chiamati a rassicurare clienti allarmati, è che, nel mirino del computer che ha selezionato le posizioni rilevanti, siano state messe in prevalenza (se non in maniera assoluta) le compravendite immobiliari legate a mutui. Non è un po' poco per innescare un accertamento da redditometro? Le risposte dei professionisti divergono. C'è chi sostiene che la scelta operata è stata fatta per intimorire e sparare nel mucchio e c'è chi, al contrario, pensa che potrebbe essere sufficiente per pizzicare comportamenti evasivi. Non mancano nemmeno casi limite che fanno pensare a veri e propri redditometri pazzi, come il caso emerso durante un convegno in Campania, dove una contribuente ha lamentato di aver ricevuto una missiva dell'Agenzia delle entrate in cui era indicata una compravendita che nella realtà delle cose non è mai avvenuta. Dal canto suo, già nella lettera, l'Agenzia delle entrate mette le mani avanti e spiega che: «Nel caso rilevi errori o incongruenze nel prospetto allegato, può comunque segnalarli inviando una mail all'indirizzo (...) o rivolgersi ai centri di assistenza multicanale (Cam)». E i contribuenti hanno preso in parola l'invito dell'Agenzia, servendosi dei due canali messi a disposizione. Nel primo caso, però, il sistema di posta elettronico è andato in sovraccarico e sembra non essere stato in grado di reggere l'urto degli invii. Nel secondo caso i Cam hanno visto incrementare le telefonate relative alle lettere redditometro con la constatazione che moltissimi casi arrivati al centralino erano tempeste in un bicchier d'acqua. Una conferma di un invio forse un po' troppo precipitoso arriva anche da Guido Terranova, dottore commercialista di Venezia: «sulla base delle segnalazioni fatte da molti colleghi il numero degli errori non sembra marginale. I dati forse avrebbero richiesto una maggiore lavorazione da parte dell'Agenzia». Per i professionisti, però, il punto di corto circuito è rappresentato proprio da molte segnalazioni di tipologie di spesa effettuate in anni diversi a quello oggetto della comunicazione. E questo metodo, secondo le nuove disposizioni sul redditometro, in vigore per gli anni oggetto di questi accertamenti non dovrebbe essere considerato corretto. Che il problema sussista lo conferma anche Vincenzo Patricelli, segretario di Flp, sigla che rappresenta i lavoratori delle Agenzie fiscali: «Abbiamo fatto presente già in sede di confronto sui piani aziendali che vi era un problema con le comunicazioni sul redditometro. A nostro parere, infatti, sparando nel mucchio senza affinare prima i dati rischia di vanificare l'uso di un ottimo strumento per stanare l'evasione. Quando diciamo che vogliamo un fisco più equo e attento è questo che intendiamo. E' ovvio che non possiamo che dire ai contribuenti che il personale non c'entra con questa scelta e quindi esortarli a non arrabbiarsi con i colleghi dei Call-center e degli uffici».
