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Cassazione: sanzioni penali per il betting estero

del 05/06/2012
di: Nicola Tani
Cassazione: sanzioni penali per il betting estero
Sanzioni penali confermate e pienamente applicabili per chi raccoglie e trasmette dall'Italia all'estero scommesse sportive senza l'autorizzazione della Polizia di Stato e la concessione dei Monopoli di Stato, a meno che l'allibratore straniero non sia stato illegittimamente escluso dalle gare per l'assegnazione dei punti gioco. L'ennesimo stop ad ogni ipotesi di deregulation dell'attività di raccolta delle puntate arriva dalla terza sezione della Cassazione, che sottolinea – nella sentenza n. 18767/2012 che ha confermato il sequestro per un agenzia di Palermo collegata a un bookmaker maltese – come «la normativa italiana che sottopone a concessione ed autorizzazione di polizia la raccolta di scommesse non è in contrasto con le norme del Trattato Ue, essendo finalizzata alla tutela di interessi di ordine pubblico e a impedire infiltrazioni della criminalità organizzata». Anche in virtù della concorrenza non regolamentata – sono migliaia i punti presenti sul territorio che spediscono scommesse all'estero – il settore del betting sta vivendo un momento di crisi: nel primo quadrimestre 2012, secondo dati Agipronews, gli incassi sono calati del 9,4%. Tornando alla sentenza, in almeno un caso, la norma italiana va disapplicata: «La sentenza Costa-Cifone della Corte di Giustizia Ue dello scorso febbraio», scrivono i giudici di piazza Cavour, «ha affermato che le sanzioni penali previste dalla legge 401 del 1989 non sono applicabili nei confronti dei centri collegati al bookmaker inglese Stanleybet, dal momento che si tratta di società regolarmente quotata nei mercati regolamentari e dotata delle prescritte autorizzazioni nel paese di origine, che era stata illegittimamente esclusa dalla gara per l'assegnazione delle concessioni nel 1999 e non era stata messa in condizione di partecipare alla gara del 2006, con la conseguenza che la normativa italiana che esclude la Stanleybet – e altre che si trovano nella identica situazione – dalla possibilità di svolgere in Italia la propria attività costituisce violazione degli articoli 43 e 49 del Trattato Ue».

La stessa società inglese, in una nota, sottolinea come «La confusione che regna nel settore sia da considerare finita: la sentenza ha chiarito che il perimetro legale nel settore del gioco prevede i concessionari Aams e Stanley e non comprende altri operatori che non siano in grado di dimostrare una discriminazione subita».

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