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Consulenti del lavoro: Iva per cassa inutilizzato

del 01/06/2012
di: di Celeste Vivenzi
Consulenti del lavoro: Iva per cassa inutilizzato
In un periodo di crisi economica grave e generalizzata come quella in cui versa il Paese appare singolare come lo strumento «Iva per Cassa», previsto da una normativa del 2008, sia praticamente inutilizzato dalle imprese e, al tempo stesso, dimenticato anche dalla stampa specializzata in materia. In occasione delle recenti polemiche che hanno interessato le varie forze politiche in merito alla possibilità di compensare i crediti vantati dalle imprese nei confronti della Pubblica amministrazione con i debiti nei confronti dello Stato (Equitalia compresa) molti rappresentanti autorevoli hanno sollevato il problema del pagamento dell'Iva in assenza dell'incasso materiale. Ecco allora materializzarsi la necessità di sponsorizzare il «regime Iva per cassa», che prevede la possibilità di differire il versamento dell'imposta Iva sulle fatture emesse sino al momento dell'effettivo incasso delle stesse permettendo all'impresa (soprattutto piccole) di razionalizzare le proprie risorse finanziarie. Per contro coloro che ricevono la «fattura in oggetto» non sono invece autorizzati alla detrazione dell'imposta sino al momento del pagamento della stessa. La fattura emessa con «Iva per cassa» deve prevedere tale possibilità a mezzo dicitura esposta nel documento ovvero: «operazione emessa ai sensi art. 7 dl 185/2008 convertito nella legge n. 2 del 2009». In caso di incassi o pagamenti parziali è possibile detrarre l'imposta in proporzione all'incasso o al pagamento della fattura (cm 20-2009). Il «regime Iva per cassa» è opzionale e può essere usufruito anche per una singola operazione, magari di importo considerevole, al fine di non dover anticipare l'imposta sul valore aggiunto. Questo regime è simile a quello previsto per le operazioni effettuate nei confronti dello Stato, Enti pubblici, Camere di commercio ecc. (art. 6 dpr 633-72).

Per accedere al regime Iva per cassa bisogna rispondere ad alcuni requisiti che si possono così riepilogare: soggetti che operano nell'esercizio d'impresa, arte o professione; cessione di beni o servizi nel territorio dello Stato; soggetti con volume d'affari relativo all'anno precedente non superiore ai 200 mila euro (in caso di inizio attività il soggetto deve presumere di non superare il limite di volume d'affari di cui sopra e in caso di sforamento del volume l'imposta deve essere immediatamente corrisposta nella liquidazione periodica in cui l'operazione è stata effettuata). Molto importante è ricordare che il periodo massimo di differimento dell'esigibilità dell'imposta è di un anno dal momento di effettuazione dell'operazione indipendentemente dal momento di incasso o pagamento della relativa fattura.

Per quanto riguarda la dichiarazione Iva annuale, gli imponibili delle fatture emesse in regime Iva per cassa entrano a far parte del volume d'affari ma la relativa imposta non concorre alla formazione dell'Iva a debito e vanno indicate al rigo VE 36 e VE 37 della Dichiarazione annuale Iva (tenendo in effetti separate le operazioni effettuate nell'anno ma non incassate e, al contrario, le operazioni incassate ma non emesse nell'anno di competenza della Dichiarazione); lo stesso discorso vale per gli acquisti rientranti nel regime Iva per cassa che trovano la loro collocazione nei righi VF18 E VF19 della Dichiarazione Iva annuale.

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