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Nuova direttiva: il fisco deve riconoscere gli errori

del 01/06/2012
di: di Valerio Stroppa
Nuova direttiva: il fisco deve riconoscere gli errori
Un atto di accertamento sbagliato va annullato senza indugio. L'ufficio che ha emesso la contestazione non deve esitare nell'esercizio dell'autotutela ogniqualvolta ne ricorrano i presupposti. A differenza di quanto ancora avviene in molti casi. E, allo stesso modo, se si è già instaurato il contenzioso relativo a una fattispecie che sicuramente si risolverà a favore del contribuente, l'amministrazione finanziaria deve depositare presso la commissione tributaria il provvedimento di annullamento dell'atto impugnato, chiedendo ai giudici la declaratoria di cessazione della materia del contendere. È quanto riporta una direttiva inviata il 28 maggio 2012 dal direttore centrale affari legali e contenzioso dell'Agenzia delle entrate, Vincenzo Busa, alle direzioni regionali e provinciali, nonché al centro operativo di Pescara.

Dai piani alti di via Cristoforo Colombo, quindi, si ripropone l'esigenza di indirizzare gli uffici verso comportamenti quanto più corretti possibile nei confronti dei contribuenti. La missiva si inserisce nello stesso solco tracciato da due analoghe lettere già rivolte in precedenza dal direttore delle Entrate, Attilio Befera, a tutti i suoi dipendenti (si veda ItaliaOggi del 5 novembre 2010 e del 6 maggio 2011). Tale necessità nasce dal fatto che «pervengono ancora numerose istanze dei contribuenti che lamentano l'ingiustificata difesa da parte degli uffici di atti palesemente illegittimi o non fondati su prove sufficienti», scrive Busa.

Per favorire e incrementare sempre di più la fedeltà nei confronti del fisco, la direzione centrale dell'Agenzia sollecita le sue diramazioni territoriali a ispirarsi ai principi di efficienza, legittimità e imparzialità. Il che, operativamente, si traduce per esempio nel saper ammettere di aver sbagliato. «Ove l'atto risulti illegittimo o infondato, l'Ufficio deve prontamente annullarlo in autotutela», riporta la direttiva, «senza attendere l'istanza di annullamento da parte del contribuente e sempre che non si sia formato un giudicato sul rapporto tributario controverso». Sul punto, va evidenziato che già nel giugno del 2006 erano arrivate dalla direzione centrale precise indicazioni: qualora il vizio dell'accertamento sia manifestato dal contribuente all'ufficio ancora in pendenza dei termini per il ricorso, l'autotutela va esercitata immediatamente, senza gravare in questo modo i giudici tributari di una controversia inutile. Laddove invece la non correttezza dell'atto venga evidenziata solo dopo il deposito del ricorso, gli uffici devono chiedere alla commissione lo stralcio dell'accertamento e l'archiviazione del procedimento per cessata materia del contendere.

Non è tutto. La nota inviata da Busa prende in esame anche le contestazioni fondate nel merito, ma che risultano errate nella forma. In questi casi, spiega il direttore centrale, «l'ufficio deve immediatamente valutare le soluzioni perseguibili per eliminare il vizio e, ove necessario, ritirare l'atto impugnato e contestualmente attivarsi per emettere, ove ancora possibile, un nuovo atto».

In tale contesto, viene auspicata pure una sempre maggiore collaborazione tra gli uffici legali e le strutture preposte ai controlli, «affinché gli esiti del contenzioso costituiscano un importante punto di riferimento anche per lo svolgimento delle attività proprie degli uffici controllo e territoriali».

Il bon ton nei confronti dei cittadini già perseguito da Befera, quindi, nelle intenzioni dell'Agenzia deve abbracciare ogni passaggio della «filiera» tributaria: dalla verifica all'emissione della contestazione, dal contraddittorio amministrativo alla sede giurisdizionale. Pure con riferimento alla fase contenziosa, infatti, Busa ribadisce agli uffici «la necessità di adeguarsi alle «direttive di abbandono”» e, di conseguenza, «di rinunciare all'ulteriore coltivazione del contenzioso pendente allo scopo di evitare la soccombenza certa in giudizio». Che, peraltro, potrebbe comportare la condanna dell'ufficio alle spese di lite e, nei casi più temerari, perfino configurare in capo ai funzionari profili di responsabilità per danno erariale. Anche in questo caso, secondo quanto risulta a ItaliaOggi, il messaggio è già stato veicolato recentemente alle direzioni territoriali: in particolare, nello scorso marzo sono state fornite da Roma istruzioni relative all'abbandono delle controversie pendenti in Cassazione, laddove in netto contrasto con la giurisprudenza di legittimità che si è andata consolidando. Il concetto di fondo battuto da Busa è che «una vittoria in giudizio che concretizza una sostanziale iniquità non giova alla mission dell'Agenzia e non fa altro che indebolirne la credibilità». Per questo motivo la direttiva invita gli uffici a ragionare con la stessa equità e con la medesima «correttezza sostanziale» anche con riferimento agli istituti della mediazione tributaria (obbligatoria per le controversie di importo fino a 20 mila euro) e della conciliazione giudiziale.

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