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Decreto semplificazioni: fattura inesistente feconda

del 30/05/2012
di: di Duilio Liburdi
Decreto semplificazioni: fattura inesistente feconda
In relazione alle fatture soggettivamente inesistenti il decreto sulle semplificazioni rende tutti i costi deducibili e l'Iva detraibile: è questo il principio delineato dalla sentenza della commissione tributaria provinciale di Milano 146/03/12 depositata lo scorso 22 maggio.

La vicenda trae origine da una verifica effettuata nei confronti di una società nell'ambito della quale, in relazione al periodo di imposta, venivano sollevate una serie di contestazioni che avevano portato anche alla concretizzazione di una ipotesi di reato. Nell'ambito più strettamente tributario, le contestazioni riguardavano, essenzialmente, le ipotesi di interposizione fittizia di manodopera e di utilizzo di fatture soggettivamente inesistenti. Conseguentemente, l'Agenzia delle entrate aveva applicato le disposizioni in materia di indeducibilità dei costi da reato affermando, nella sostanza, che le violazioni di specie, aventi rilevanza penale, comportavano l'indeducibilità dei relativi costi e l'indetraibilità dell'Iva. Nella vicenda legata all'accertamento, peraltro, si era incardinata anche la richiesta di misure cautelari effettuata dall'amministrazione finanziaria in relazione alle disposizioni di cui all'articolo 22 del dlgs n. 472 del 1997 peraltro precedentemente respinta sempre dai giudici milanesi in un momento antecedente alla discussione nel merito della controversia.

La decisione dei giudici milanesi, considerando anche le osservazioni proposte dalla società alla luce delle disposizioni introdotte dall'articolo 8 del decreto legge n. 16 del 2012, convertito in legge n. 44, è chiarissima nell'affermare proprio l'applicabilità delle nuove disposizioni in materia di fatture soggettivamente inesistenti e, più in generale, di costi da reato. Quindi, tenendo conto della norma sopravvenuta, tutti i costi in questione sono deducibili e l'Iva è detraibile. Di fatto, seppure in una motivazione sintetica, viene preso in considerazione l'ambito di applicazione delle nuove disposizioni anche sulle quali, peraltro, anche l'Assonime si è pronunciata con la circolare n. 14 di ieri. In particolare, l'articolo 8 della legge n. 44 del 2012, che ha sostituito il comma 4-bis della legge n. 537 del 1993 afferma che nella determinazione dei redditi di cui all'articolo 6, comma 1, del Tuir, l'indeducibilità dei costi e delle spese dei beni o delle prestazioni di servizio riguarda quelle ipotesi in cui le fattispecie sono utilizzate direttamente per il compimento di atti o attività qualificabili come delitto non colposo in relazione al quale sia stata comunque esercitata l'azione penale non essendo più sufficiente il fatto della notizia di reato. Come precisato dalla relazione di accompagnamento, l'intervento normativo, che per espressa previsione del comma 3 dell'articolo 8 si applica anche ai procedimenti in corso che non siano definitivi, risolve in radice il problema della deducibilità dei costi in relazione alla fattispecie delle fatture soggettivamente inesistenti ponendosi, unicamente, il problema della valutazione di specie rispetto ai principi generali di inerenza nell'ambito dei comparti impositivi che, di fatto, i giudici hanno comunque effettuato. Dal principio delineato dalla sentenza, sulla applicabilità immediata delle nuove disposizioni di legge appare anche emergere come alcune fattispecie che rivestono la caratteristica di violazione in altri comparti normativi (quale, appunto, l'interposizione fittizia di manodopera) non comportano l'indeducibilità del relativo costo in una applicazione che, invece, era stata spesso delineata sulla scorta del precedente disposto del comma 4-bis dell'articolo 14. Anche in precedenza, peraltro, la norma nella sua applicazione concreta da parte degli organi di controllo aveva suscitato notevoli perplessità tanto da richiedere, da parte di alcune commissioni di merito, il vaglio di costituzionalità. Ulteriore spunto che può essere tratto da queste prime indicazioni giurisprudenziali sul tema è quello legato alla cognizione del giudice in relazione al reato ipotizzato come sottolineato dalla circolare Assonime n. 14 del 2012. Nella pronuncia dei giudici milanesi si ricava, indirettamente, un principio in base al quale il giudice tributario prende cognizione della fattispecie nell'ambito della propria valutazione applicando, in toto, le nuove disposizioni di legge. Pare dunque delinearsi, in linea con il dettato normativo, un approccio differente rispetto a una disposizione che aveva creato notevoli problemi anche in passato e che, in molti casi, è stata applicata in modo sin troppo rigoroso trascinando nel concetto di indeducibilità dei costi da reato anche situazioni nelle quali alcuni componenti nella determinazione del reddito di impresa perfettamente inerenti venivano del tutto disconosciute alla luce del disposto del comma 4-bis ora modificato in modo radicale dal legislatore.

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