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Giudici tributari, compensi tagliati per chi ha scioperato

del 29/05/2012
di: Valerio Stroppa
Giudici tributari, compensi tagliati per chi ha scioperato
Ancora tensione tra giudici tributari e ministero dell'economia. Stavolta al centro delle polemiche c'è la decurtazione dei compensi fissi che le segreterie di molte commissioni hanno disposto a seguito della partecipazione agli scioperi proclamati dall'Amt nel 2011. Il taglio, secondo quando risulta a ItaliaOggi, è pari al 25% del compenso fisso mensile spettante ai componenti di Ctp e Ctr. Una circostanza che, sebbene relativa a importi non particolarmente rilevanti dal punto di vista economico, si inserisce in un contesto di particolare agitazione nel mondo della giustizia tributaria. «Abbiamo ricevuto diverse lamentele», spiega Ennio Attilio Sepe, presidente Amt, «come associazione abbiamo sempre risposto che l'adesione allo sciopero non comporta la decurtazione automatica degli emolumenti. Ciò deve avvenire se l'astensione è caduta in un giorno in cui il giudice aveva udienza. Qualora non vi fossero state controversie da trattare in quella data, invece, l'adesione alla protesta sarebbe solo simbolica, senza alcuna conseguenza economica. Ho già disposto degli approfondimenti sul territorio». Ma a rendere ancora più insofferente i giudici c'è anche il fatto che i compensi accessori relativi al 2011 sono stati corrisposti finora solo in misura parziale (si veda ItaliaOggi del 17 e 22 maggio scorso): il 36% delle somme riguardanti il primo semestre è stato liquidato, mentre la parte restante dovrebbe essere accreditata entro poche settimane. «È curioso come il Mef sia tanto ritardatario nel corrispondere questi compensi a favore dei giudici quanto tempestivo nel recuperare quelli che ritiene non dovuti a seguito dell'adesione agli scioperi», commenta un magistrato tributario.

«Stiamo valutando le iniziative da intraprendere e presto avvieremo un'ulteriore campagna di sensibilizzazione ai problemi della giustizia tributaria», prosegue Sepe. «Purtroppo nonostante le ripetute richieste rivolte al presidente del consiglio e ministro dell'economia Mario Monti non siamo riusciti a ottenere nessun confronto con l'autorità politica. In questo momento il dialogo è fermo a zero e anzi continuiamo a sentir parlare di proposte di riforme che vengono redatte senza interpellare i diretti interessati. Una strategia anti-democratica che non tiene conto delle esperienze e delle competenze accumulate in anni di lavoro svolto con il massimo impegno da migliaia di giudici a fronte di compensi irrisori».

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