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Concorrenza sleale anche dopo pronuncia del giudice

del 26/05/2012
di: Debora Alberici
Concorrenza sleale anche dopo pronuncia del giudice
Non commette reato l'imprenditore che, nonostante il provvedimento del giudice, prosegue con le attività di concorrenza sleale. Lo ha stabilito la Cassazione che, con sentenza n. 20179 di ieri, ha annullato la condanna a carico dell'amministratore di una società che era stato raggiunto da un'ordinanza del giudice civile che inibiva gli atti di concorrenza sleale. In altri termini, «non configura il reato di cui all'art. 388, comma secondo cod. pen. l'elusione dell'esecuzione di un provvedimento del giudice per la cessazione di attività di concorrenza sleale (c.c. 2598), in quanto tale pronuncia non rientra tra le tipologie di provvedimenti del giudice civile a difesa della proprietà, possesso e credito, alle quali la norma appresta tutela penale». Questo perché l'interesse tutelato dall'art. 388 c.p. non è l'autorità in sé delle decisioni giurisdizionali, ma l'esigenza costituzionale di effettività di giurisdizione e la sanzione non segue una mera trasgressione all'ordine del giudice, bensì l'ostacolo all'effettiva possibilità di una sua esecuzione. Ora, nel caso sottoposto all'esame della Corte l'azione di risarcimento, intrapresa dalla parte civile (un parente titolare di un'azienda concorrente), poteva certamente essere aggravata dal protrarsi della condotta, posta in essere dall'azienda convenuta, onde la legittimità dell'ordinanza, emessa per prevenire ulteriori danni, ma l'esecuzione o meno della stessa non avrebbe in alcun modo protetto il soddisfacimento in sede esecutiva dell'eventuale credito, dovuto ai danni conseguenti la prosecuzione dell'attività illecita. «Né a tanto può valere il richiamo operato dai giudici del merito alla norma di cui all'art. 669-duodecies c.p.c., che disciplina le modalità di esecuzione del provvedimento cautelare, quando, come nel caso in esame tale provvedimento non può nella sostanza che essere equiparato a un ordine di astenersi dal compiere atti di concorrenza sleale ai sensi dell'art. 2598 c.c.». È in quest'ottica che va letta la tassativa elencazione dei provvedimenti cautelari, che possono dar luogo a elusione. Il provvedimento del giudice civile costituisce un presupposto della condotta criminale e tra le misure cautelari è pacifico che rientrano anche i provvedimenti di urgenza emessi dall'art. 700 c.p.c. (come la cessazione dell'attività illecita), a condizione che attengano alla difesa della proprietà, del possesso e del credito. In questo caso non c'era un credito certo da difendere come succederebbe se fosse stato stipulato dalla aziende un contratto in tal senso.

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