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Evasione fiscale: inapplicabile il condono Iva all'azienda

del 26/05/2012
di: Debora Alberici
Evasione fiscale: inapplicabile il condono Iva all'azienda
Inapplicabile all'azienda il condono Iva se l'amministratore ha patteggiato per il reato di evasione fiscale.

A pochi giorni dalla sentenza (n. 8110 del 23 maggio 2012) che ha dato via libera all'inapplicabilità d'ufficio delle norme sul condono contrarie al diritto comunitario, arriva un'altra pronuncia della Corte di cassazione (n. 8324 del 25 maggio 2012) che ha respinto il ricorso di una srl che chiedeva il condono Iva nonostante il suo amministratore legale avesse patteggiato la condanna per evasione fiscale.

Dunque, in moltissime sentenze sul condono depositate in questi ultimi giorni la Suprema corte ha senz'altro raggiunto un importante punto fermo, il giudice, anche la stessa Cassazione e per la prima volta, può disapplicare le norme sulle definizione concordata con il contribuente, a patto che queste siano in contrasto con il diritto comunitario. E in questa come in altre motivazioni, anche se per ragioni diverse, torna al centro del dibattito interpretativo l'articolo 9 della legge 289 del 2002.

In proposito e respingendo i primi tre motivi di ricorso presentati dalla srl sarda, la sezione tributaria ha chiarito che «con la sentenza della Corte di giustizia 17 luglio 2008, causa C-132106, è stata dichiarata l'incompatibilità con il diritto comunitario, fra l'altro, proprio dell'art. 9 della legge n. 289 del 2002, nella parte in cui prevede la condonabilità dell'Iva alle condizioni ivi indicate: ne consegue l'obbligo del giudice nazionale di disapplicare tale norma, limitatamente all'Iva».

Detto questo, ha poi spiegato Piazza Cavour, la disciplina rilevante ai fini della decisione è costituita dalle seguenti norme: l'art. 9, comma 14, della legge n. 289 del 2002 prevede, alla lett. b), che «le disposizioni del medesimo articolo non si applicano qualora è stata esercitata l'azione penale per gli illeciti di cui alla lettera c) del comma 10, della quale il contribuente ha avuto formale conoscenza entro la data di presentazione della dichiarazione per la definizione automatica». Poi, il precedente comma 10 dell'art. 9 stabilisce a sua volta che il perfezionamento della procedura di definizione comporta l'esclusione della punibilità per vari reati, ma che tale esclusione non si applica in caso di esercizio dell'azione penale della quale il contribuente ha avuto formale conoscenza entro la data di presentazione della dichiarazione per la definizione automatica. Infine, il dl n. 143 del 2003 all'art. 1 prevede che le disposizioni di cui al comma 10 si intendono nel senso che «la esclusione della punibilità opera nei confronti di tutti coloro che hanno commesso o concorso a commettere i reati ivi indicati anche quando le procedure di sanatoria, alle quali è riferibile l'effetto di esclusione della punibilità, riguardano contribuenti diversi dalle persone fisiche e da questi sono perfezionate». Ma quest'ultima norma è stata disapplicata dai giudici italiani e quindi niente condono per la società amministrata dall'evasore fiscale.

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