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Confprofessioni torna a L'Aquila

del 18/09/2009
di: La Redazione
Confprofessioni torna a L'Aquila
Ogni giorno Maurizio Sbaffo si alza alle sei del mattino in un albergo di Teramo, che lo ospita insieme alla famiglia. Alle 7.30 è già sul cantiere a L'Aquila. «I lavori procedono a un ritmo serrato» racconta «stiamo costruendo i moduli scolastici provvisori, lavoriamo dieci ore al giorno per consegnare la scuola entro il 21 settembre, quando ricominceranno le lezioni». A cinque mesi di distanza dal sisma, Confprofessioni torna a L'Aquila per raccontare la storia dell'architetto Sbaffo: il terremoto del 6 aprile scorso gli ha cambiato la vita. Sotto le macerie ha lasciato la casa e il suo studio professionale, ma lui è ancora lì a ricostruire mattone su mattone «una città sfigurata che ha perso la sua fisionomia, la sua identità». Paradossalmente, nel più grande cantiere d'Euopa che è oggi L'Aquila, a 53 anni l'architetto Sbaffo fatica a ritrovare la sua dimensione professionale, anche se ha lavorato per l'allestimento del G8 e, oltre alla scuola, si sta occupando dei puntellamenti dei palazzi del centro storico. Gli mancano i suoi riferimenti culturali, le sue abitudini. Tutto è fagocitato dalla macchina organizzativa della ricostruzione che ha rovesciato sul capoluogo abruzzese migliaia di professionisti giunti da ogni parte d'Italia che hanno lasciato solo le briciole ai professionisti locali. «Noi aquilani non abbiamo mai avuto un grande ruolo» ammette Sbuffo. «abbiamo chiesto a gran voce di partecipare alla fase di ricostruzione, ma tutto il lavoro è svolto dai tecnici della Protezione civile».

Sbaffo ci ha pure provato: è stato il primo ad alzare la testa davanti alla devastazione. Assieme a una dozzina di colleghi pochi giorni dopo il sisma ha allestito, con il supporto di Confprofessioni, in un capannone prestato da un imprenditore locale la «Casa dei professionisti». Ricorda Sbaffo: «Volevamo mettere un punto fermo in mezzo alle rovine. Nella prima fase dell'emergenza mancava tutto: abbiamo affrontato problemi enormi sia a livello umano che professionale. E come capita in queste circostanze siamo riusciti a creare un gruppo solido di amici, prima ancora di professionisti, che non ha perso tempo nel rimboccarsi le maniche. È stata una risposta eroica alla paura».

A Onna, il paesino raso al suolo dal terremoto, i primi 94 alloggi della Croce Rossa sono stati consegnati alle famiglie sotto i riflettori delle telecamere, che oggi illuminano il ritorno alla «normalità». Dopo gli alloggi verranno aperte le scuole, si sta organizzando il rientro dei 30 mila sfollati nelle loro case ed entro la fine dell'anno tutti avranno un tetto sopra la testa.

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