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Tassazione ridotta e tutto l'incasso al comune

del 25/05/2012
di: Maurizio Bonazzi
Tassazione ridotta e tutto l'incasso al comune
La speranza di anziani, disabili e cittadini Aire per un carico Imu più leggero è rimessa ora ai consigli comunali. Che potranno assimilare la loro casa non locata all'abitazione principale, con un doppio effetto: il contribuente fruirà di una tassazione ridotta e il comune si terrà tutto l'incasso. La nuova formulazione dell'art. 13, comma 10, del dl n. 201/2011 consente a comuni di considerare direttamente adibita ad abitazione principale l'unità immobiliare posseduta a titolo di proprietà o di usufrutto da anziani o disabili che acquisiscono la residenza in istituti di ricovero o sanitari a seguito di ricovero permanente, a condizione che la stessa non risulti locata, nonché l'unità immobiliare posseduta dai cittadini italiani non residenti nel territorio dello Stato a titolo di proprietà o di usufrutto in Italia, a condizione che non risulti locata. Fuori discussione, pertanto, che qualora il comune intenda operare l'assimilazione, troveranno automatica applicazione l'aliquota ridotta, la detrazione di base e la maggiorazione per eventuali figli «under 26» (purché residenti nella casa), oltre alla possibilità di pagare l'acconto in due rate (una entro il 18/6 e l'altra entro il 17/9 nella misura di un terzo ciascuna). Restava tuttavia il dubbio circa la debenza della quota a favore dello Stato (pari al 3,8 per mille della base imponibile) prevista dal comma 11 dell'art. 13 del dl n. 201/2011. Tale disposizione prevede che «le detrazioni e riduzioni di aliquote deliberate dai comuni non si applicano alla quota di imposta riservata allo Stato». La questione era estremamente rilevante posto che se il comune avesse operato l'assimilazione (ferma restando la quota statale e tenendo conto anche delle detrazioni) il gettito per l'ente sarebbe risultato quasi sempre nullo, con la conseguenza che difficilmente i municipi avrebbero disposto l'assimilazione. Sul punto è intervenuta la circolare n. 3/df del 18/5/2012 con la quale il Mef ha affermato che l'assimilazione in questione comporta che, laddove venga esercitata tale facoltà, tutta l'Imu va versata al comune. Ciò in quanto, precisa il ministero, le modifiche intervenute a opera dell'art. 4 del dl n. 16/2012 «hanno privato di significato» il comma 11 dell'art. 13 (secondo cui le detrazioni e le riduzioni di aliquota deliberate dai comuni non si applicano alla quota riservata allo Stato) «poiché l'attuale comma 10 dello stesso art. 13 prevede ora la possibilità di assimilazione all'abitazione principale». Si tratta di una precisazione fondata, oltre che su argomentazioni giuridiche ineccepibili, sul buon senso: se si fosse giunti alla conclusione opposta, infatti, l'intervento correttivo della legge n. 44/2012 si sarebbe dimostrato inutile, essendo incontrovertibile che già con l'originaria formulazione del comma 10 dell'art. 13 ai comuni era consentito deliberare aliquota e detrazione «abitazione principale», ma con riserva di quota a favore dello Stato. Non tutti i dubbi sono stati però risolti. Infatti, preso atto che i comuni possono deliberare, o rideliberare, aliquote, detrazioni e regolamenti fino al 30 settembre, il contribuente, all'atto del pagamento dell'acconto, si troverà nella situazione di non sapere se la quota statale sarà definitivamente dovuta per il 2012. Invero, posto che se il comune stabilisce l'assimilazione prima del 18/6 è da ritenere che il contribuente sia legittimato a non versare la quota allo Stato (e a pagare, se vuole, l'acconto in due rate anziché in una), il problema si pone laddove il comune dovesse decidere per l'equiparazione solo dopo la scadenza dell'acconto (per es. il 28/9). In questo caso, l'anziano il disabile o il cittadino Aire si troverebbero ad aver pagato allo Stato una quota non dovuta e a non sapere come procedere per recuperarla. L'art. 13, comma 11, del dl n. 201/2011, a ben vedere, nulla dice con riguardo alle procedure di rimborso dell'Imu erariale. Non è tuttavia azzardato prevedere che su tale questione il legislatore possa intervenire ancora prevedendo che i comuni diventino titolari anche delle procedure di rimborso della componente erariale del tributo. Nell'attesa di conoscere le intenzioni del legislatore, si potrebbe però ritenere percorribile l'ipotesi di chiedere all'Agenzia dell'entrate la correzione del codice tributo (da 3919 a 3912) indicato sul modello F24 di giugno, e quindi versare al comune il saldo residuo entro il 17 dicembre.

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