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Commette reato chi non compila il quadro RW

del 25/05/2012
di: La Redazione
Commette reato chi  non compila il quadro RW
Linea dura sui trasferimenti di denaro nei Paradisi fiscali. Commette reato il contribuente che non compila il quadro RW che, nonostante sia separato dalla dichiarazione vera e propria, fa scattare l'evasione fiscale. È quanto si evince dalla sentenza della Corte di cassazione n. 19660 del 24 maggio, con la quale la terza sezione penale ha confermato il sequestro preventivo a carico di un imprenditore finito sotto inchiesta per evasione fiscale data la mancata compilazione del quadro separato RW. La Corte ha analizzato il caso di un imprenditore che aveva depositata ingenti somme di denaro in Lussemburgo. Ma su quel denaro il 69enne di Verona non aveva versato le imposte né aveva compilato il quadro RW. Per questo era scattato il sequestro preventivo di alcuni immobili. Misura confermata dal Tribunale delle Libertà veronese. Contro questa decisione lui ha fatto ricorso alla Suprema corte ma senza successo. In particolare la difesa ha puntato sul fatto che il quadro RW non è affatto parte integrante della dichiarazione e che, dunque, la sua mancata compilazione non può far scattare la condanna ai sensi degli art. 4 e 5 del dlgs 74/00. Ma il Collegio di legittimità non ha aderito a questa tesi ribattendo al legale che non compilare quel modello vuol dire occultare i capitali da e per l'estero e quindi, senza dubbio, evadere le imposte. In proposito è stato precisato «lo scopo del previsto obbligo di compilazione del quadro RW è inequivocabilmente quello di rilevare a fini fiscali trasferimenti da e per l'estero di denaro, titoli e valori, come recita espressamente il titolo del dl 28 giugno 1990, n. 167 e come si ricava dall'art. 4, comma 1 del medesimo decreto-legge, laddove si precisa che le persone fisiche, gli enti non commerciali e le società semplici ed equiparate ai sensi dell'articolo 5 del Testo unico delle imposte sui redditi, residenti in Italia che al termine del periodo d'imposta detengono investimenti all'estero ovvero attività estere di natura finanziaria, attraverso cui possono essere conseguiti redditi di fonte estera imponibili in Italia, devono indicarli nella dichiarazione dei redditi». In altri termini, ad avviso del Collegio di legittimità, non si vede, dunque, quali altre finalità possano avere le disposizioni normative interpretate.

Debora Alberici

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