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Tasse: le norme sul condono in mano al giudice

del 24/05/2012
di: di Debora Alberici
Tasse: le norme sul condono in mano al giudice
Il giudice italiano può disapplicare d'ufficio le norme sul condono in contrasto con le disposizioni di diritto comunitario, anche in sede di legittimità. Infatti decade dal beneficio anche il contribuente che non ha pagato l'ultima rata. In quest'ottica sono applicabili anche le sanzioni in misura integrale.

Lo ha stabilito la Corte di cassazione che, con la sentenza n. 8110 del 23 maggio 2012, ha accolto il ricorso dell'amministrazione finanziaria, mettendo i puntini sulle «i» circa i rapporti fra direttiva europea sul condono e norme interne.

La decisione presa dalla sezione tributaria poggia su una pronuncia della Corte di giustizia europea che ha sanzionato l'Italia per non essersi messa in regola con le norme contenute nella sesta direttiva Cee (388/1977) secondo cui è illegittima la rinuncia definitiva del fisco alla riscossione di un credito già accertato.

Sulla base di queste motivazioni oggi i giudici del Belpaese possono disapplicare d'ufficio tutte le norme sul condono contrarie a questa disposizione.

Le motivazioni rese in questo senso dagli Ermellini lasciano poco spazio ai dubbi: «Deve ritenersi», si legge in un passaggio chiave della sentenza, «che detta pronuncia abbia una portata generale, estesa a qualsiasi misura nazionale (a carattere sia legislativo che amministrativo), con la quale lo stato membro rinunci in via generale, o in modo indiscriminato, all'accertamento e/o alla riscossione di tutto o parte dell'imposta dovuta, oltre che delle sanzioni per la relativa violazione, trattandosi di misure ai carattere dissuasivo e repressivo, la cui funzione è quella di determinare al corretto adempimento di un obbligo nascente dal diritto comunitario».

Da ciò deriva, nel caso sottoposto all'esame della Corte la disapplicazione, per contrasto con il diritto comunitario, sebbene con riferimento, alla sola Iva, dell'art. 9-bis della legge n. 289/02 che, consentendo di definire una controversia evitando il pagamento di sanzioni connesse al ritardato od omesso versamento del tributo, che comporta una rinuncia definitiva alle sanzioni che, per il loro carattere dissuasivo, oltre che repressivo, incidono sul corretto adempimento dell'obbligo di pagamento del tributo principale.

Di più. Sul fronte dei poteri del giudice italiano, in questo caso della Cassazione ma potrebbe competere in futuro anche a Ctp e Ctr, la sezione tributaria ha messo nero su bianco che «né può dubitarsi del fatto che la disapplicazione del diritto nazionale confliggente con le norme del diritto comunitario cogente debba essere operata, pure d'ufficio, anche nel presente giudizio di legittimità, onde assicurare la piena applicazione delle norme comunitarie aventi un rango preminente rispetto a quelle del singoli stati membri». È un'immediata conseguenza del principio di effettività, enunciato nell'art. 10 del Trattato Ce, che «comporta l'obbligo per il giudice nazionale di applicare il diritto comunitario in qualsiasi stato e grado del processo, senza che possano ostarvi preclusioni procedimentali o processuali, o, nella specie, il carattere chiuso del giudizio di cassazione».

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