Quello che invece l'esecutivo dovrebbe fare (e anche in fretta) è insediare la Conferenza permanente per il coordinamento della finanza pubblica, l'organismo creato un anno fa da uno dei decreti attuativi del federalismo fiscale (dlgs n. 68/2011) e mai insediatosi. Dovrà essere questo il luogo in cui concordare con gli enti locali come e dove tagliare.
Comuni e province sono sulla stessa lunghezza d'onda e, pur avendo espresso parere favorevole sul decreto legge, lo subordinano all'accoglimento di una serie di emendamenti che vede in cima alla lista dei desideri proprio l'immediato insediamento della Conferenza.
Anci e Upi vogliono che il provvedimento sulla spending review si applichi solo alle amministrazioni centrali e in subordine chiedono di limitarne gli effetti solo agli enti locali in stato di dissesto.
Tutti sono d'accordo che per provare a costruire un dialogo tra stato e autonomie il governo Monti debba superare la logica dei tagli lineari e dei blocchi di spesa. Una logica che ha chiesto ai governatori un conto salato (4 mld l'anno scorso e 4,5 mld nel 2012) e continua a mettere le autonomie al centro delle politiche di riduzione della spesa (il 58,7% dei risparmi quest'anno dovrà provenire dalle amministrazioni locali, mentre solo il 18,8% dalle p.a. centrali e il 22,5% dagli enti di previdenza).
«La razionalizzazione della spesa deve partire da una verifica di chi ha fatto e dato negli ultimi anni», ha commentato il presidente dell'Anci Graziano Delrio. «Allo stato il giudizio sui contenuti tecnici del testo resta negativo perché il decreto così com'è non è applicabile. Alcune previsioni sono palesemente fuori da ogni coerenza con l'ordinamento giuridico italiano».
