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Commercialisti dichiarano guerra ai tributaristi

del 19/05/2012
di: di Ignazio Marino
Commercialisti dichiarano guerra ai tributaristi
I commercialisti impugneranno uno ad uno i decreti di iscrizione delle associazioni dei tributaristi nell'elenco del ministero della giustizia. A poche ore dalla pubblicazione della notizia (si veda ItaliaOggi di ieri), è Andrea Bonechi ad annunciare battaglia alle cinque sigle: Lapet, Ancot, Int, Lait, Ancit. Per il delegato alla riforma delle professioni del Consiglio nazionale dei dottori commercialisti ed esperti contabili ci sono due ordini di motivi per chiedere alla giustizia amministrativa l'annullamento dei cinque provvedimenti emanati in attuazione dell'articolo 26 del dlgs 206 del 2007 di recepimento della direttiva qualifiche.

Intanto c'è una questione di forma. «L'elenco in questione», spiega Bonechi, «non ha motivo di esistere in quanto il legislatore europeo, constatando il fallimento delle piattaforme europee per omogeneizzare i percorsi di accesso alle professioni, ha già annunciato che questo meccanismo sarà cancellato in quanto dopo cinque anni non ha portato all'avvio di alcun tavolo tecnico. Quindi non capisco a cosa possa servire essere iscritti ad un elenco che non ha più alcuna funzione. Senza dimenticare il vizio originario della norma che, quando parla di associazioni si riferisce a quelle di stampo anglosassone molto più simili agli ordini italiani che non ai sindacati quali sono quelli che rappresentano i tributaristi». C'è poi la questione di sostanza. Perché a indispettire i commercialisti non è tanto e solo l'iscrizione ad un registro che, come sottolineato, non può produrre nell'immediato alcun effetto. Il nervo scoperto è infatti quello che da sempre è identificato dai commercialisti come «un riconoscimento surrettizio di una professione». Il dlgs 206, del resto, chiede alle associazioni una serie di caratteristiche non molto diverse da quelle chieste agli ordini (formazione, deontologia ecc), seppur nei decreti firmati dal ministro della giustizia si spiega che «non si tratta di riconoscimento». Bonechi ricorda che una recente sentenza della Cassazione (Sez. unite penali n. 11545 del 23/3/2012, ndr) ha sgombrato il campo da ogni dubbio ammettendo che «le attività tipiche di una professione ordinistica sono riservate». E quindi, conclude il dottore commercialista, «ipotetiche sovrapposizioni di attività vanno escluse in maniera categorica».

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