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Imu dal 2013: i sindaci e le ipotesi di cambiamento

del 19/05/2012
di: di Francesco Cerisano
Imu dal 2013: i sindaci e le ipotesi di cambiamento
L'Imu è sempre più un cantiere aperto. E, nonostante non abbia ancora chiamato alla cassa i proprietari immobiliari italiani, guarda già al futuro, perché così com'è non piace a nessuno. Ai sindaci che lamentano, tra sovrastima del gettito rispetto alla vecchia Ici e tagli lineari di Monti e Tremonti, un buco di 2,5 miliardi. Ma nemmeno al governo che, come ha riconosciuto il direttore del dipartimento delle finanze, Fabrizia Lapecorella, «ha dovuto mettere in sicurezza i conti pubblici in una settimana» e ha colpito, nella più classica delle ricette, il patrimonio immobiliare tenendo per l'erario la metà del gettito sulle seconde case.

Dal 2013, però, le cose potrebbero cambiare. Soprattutto per i sindaci che reclamano a gran voce la totalità del gettito di un tributo che nato federalista è stato snaturato da Monti.

Pur di mettere le mani sul 100% dell'Imu i primi cittadini sarebbero disposti anche a rinunciare ai trasferimenti.

L'Anci non perde occasione per dirlo. E l'ha ribadito anche ieri a Frascati nel corso della due giorni Ifel dedicata a fare il punto sul federalismo fiscale. «Facciamo in modo che i comuni diventino davvero un comparto autonomo, lasciando sul territorio il gettito di tutti i tributi e azzerando i contributi», ha ripetuto il segretario generale dell'Anci, Angelo Rughetti. Ecco allora che iniziano a circolare le prime ipotesi su come cambiare l'Imu dal 2013, visto che l'imposta, almeno di nome, è ancora «sperimentale» e quindi suscettibile di modifiche.

La Copaff (la commissione tecnica paritetica presieduta da Luca Antonini) si è rimessa al lavoro e sta valutando le strade percorribili per accontentare i comuni. Ma anche per alleggerire un po' il carico fiscale sui contribuenti, visto che l'effetto complessivo di questo restyling potrebbe far scendere un po' le aliquote.

Nessuno spazio, invece, sembra esserci per un ripristino dell'esenzione della prima casa. Il dl Salva-Italia ha eliminato quella che era una particolarità tutta italiana e sulla bontà di questa scelta anche in chiave federalista (perché ripristina il circuito virtuoso pago-vedo-voto assente nella versione «berlusconiana» dell'Imu) sono tutti d'accordo.

Per il momento le ipotesi su cui la Copaff sta lavorando per assegnare tutta l'Imu ai sindaci senza creare voragini nei conti pubblici sono due. La prima prevede di compensare i 9 miliardi di euro in più che andrebbero ai municipi (tanto vale la quota erariale sulle seconde case) con l'azzeramento di tutte le compartecipazioni che alimentano l'attuale fondo di riequilibrio da cui si finanziano i comuni. Quest'anno il fondo vale 6,8 miliardi e dunque non basterebbe a coprire il vuoto per l'erario. Ecco allora che i restanti 2 miliardi potrebbero essere reperiti dalla fiscalizzazione dei trasferimenti in conto capitale che è avvenuta per regioni e province, ma non per i comuni.

La seconda ipotesi, su cui lo stesso Antonini sembra scommettere maggiormente, punta a ridurre leggermente le aliquote introducendo una sovraimposta statale che andrebbe ad alimentare il fondo perequativo. L'addizionale erariale dovrebbe caratterizzarsi per un'aliquota elevata e un'ampia franchigia in modo da esentare una buona fetta di piccoli contribuenti e concentrarsi solo sui grandi patrimoni immobiliari. Questo scenario a differenza del primo avrebbe il pregio di realizzare una perequazione verticale, dall'alto, più facilmente «digeribile» dagli enti.

Un altro intervento correttivo secondo Antonini dovrebbe riguardare l'Imu sulle case in affitto e sugli immobili posseduti da soggetti passivi Ires (società). Per entrambe le fattispecie il federalismo fiscale (dlgs n. 23/2011) consentiva ai sindaci di dimezzare l'aliquota mentre il dl Salva Italia prevede solo la possibilità di applicare l'aliquota del 4 per mille. «Si tratta di un consistente aggravio per le imprese», ha riconosciuto il presidente della Copaff, «che prima erano esenti dall'Irpef fondiaria e ora la pagano all'interno dell'Imu».

Di tutto questo si dovrà tener conto quando si metterà mano all'attuale disciplina dell'imposta municipale. Le modifiche però non potranno essere recepite in un decreto correttivo del federalismo fiscale (c'è tempo fino al 21 novembre 2014 per approvarli) perché la legge delega (n.42/2009) non prevede la tassazione della prima casa. E un restyling dell'Imu inserito nell'alveo del federalismo rischierebbe di essere incostituzionale per eccesso di delega. L'unica strada sarà allora quella della legge ordinaria o di un decreto legge per modificare il dl Salva Italia.

Stop sulla società di riscossione dell'Anci. A Frascati si è parlato anche di riscossione e del progetto dell'Anci che, come anticipato da ItaliaOggi il 10/12/2011, ha in mente di costituire una società mista per subentrare a Equitalia che abbandonerà la riscossione dei tributi locali dal 1° gennaio 2013. Uno stop al progetto è arrivato dal sottosegretario all'Economia, Vieri Ceriani, secondo cui, «in questo momento la finanza pubblica non può permettersi spese aggiuntive». «È meglio che i comuni riorganizzino la riscossione con le proprie risorse», ha tagliato corto il sottosegretario che ha fatto notare come «molto del malcontento nei confronti di Equitalia sia causato dai contenziosi che derivano dagli enti locali e non dalle amministrazioni statali».

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