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Tributaristi, arriva il bollino blu

del 18/05/2012
di: di Ignazio Marino
Tributaristi, arriva il bollino blu
Il ministero della giustizia ha firmato i decreti necessari per l'iscrizione di Ancit, Int, Ancot e Lapet (tributaristi) nell'elenco delle associazioni rappresentative a livello nazionale delle professioni non regolamentate. Così come previsto dalla procedura dettata dall'articolo 26 del dlgs 206/2007, i quattro provvedimenti permetteranno ai rispettivi sindacati di partecipare ai tavoli tecnici internazionali per la definizione di parametri comuni sotto il profilo formativo. Il via libera ai decreti, dopo quasi cinque anni di attesa (la prima domanda è stata presentata a dicembre del 2007), riapre così una partita fra chi, come gli ordini, da sempre è contrario a questo iter di «riconoscimento» e chi, come le associazioni, da cinque anni chiede l'applicazione di una legge.

Il cambio della guardia. Il ministro Paola Severino ha quindi sbloccato le pratiche che il suo predecessore, Angelino Alfano, aveva chiuso nel cassetto per motivi meramente politici. Visto che ordini e associazioni, in mancanza di una riforma delle professioni, hanno più volte polemizzato sul tema. Non a caso, la lettera firmata dal magistrato Enrico Sigfrido Dedola, ancora oggi evidenza che «il decreto non è finalizzato a un riconoscimento o ad altra forma di regolamentazione, ma è specificamente volto ad attestare che codesta associazione è stata ritenuta allo stato in possesso dei requisiti strumentali all'annotazione dell'elenco delle associazioni rappresentative a livello nazionale delle professioni non regolamentare. Pertanto l'annotazione nell'elenco non consente l'uso dell'emblema della Repubblica italiana e del logo del ministero della giustizia». Precisazioni che sembrano voler far prendere al ministero le distanze dalle conseguenze che i decreti avranno.

Il senso della legge. Per capire il perché di un iter durato quasi cinque anni, bisogna andare alle origini della legge. Il dlgs 206/2007 fu varato dall'allora governo di centrosinistra proprio per dare una sorta di regolamentazione a un mondo non inquadrato in ordini e collegi. Un'impostazione, successivamente, per nulla condivisa dal nuovo governo di centrodestra che, però, altro non ha potuto fare che mettere in stand by le pratiche che riguardano i tributaristi.

Ritornando alla legge originaria, sfruttando il recepimento della direttiva qualifiche Ue (2005/36/Ce) fu quindi prevista la possibilità anche per le associazioni di professionisti senza un albo di riferimento di partecipare alle piattaforme internazionali per omogeneizzare i singoli profili professionali. Una partecipazione, però, vincolata alla documentazione di una serie di caratteristiche. È con questa istruttoria che implicitamente si va a regolamentare il comparto. Le associazioni infatti per ottenere l'iscrizione all'elenco del ministero della giustizia devono dimostrare:

- l'avvenuta costituzione per atto pubblico o per scrittura privata autenticata o per scrittura privata registrata presso l'ufficio del registro, da almeno quattro anni;

- l'adozione di uno statuto che sancisca un ordinamento a base democratica, senza scopo di lucro, la precisa identificazione delle attività professionali cui l'associazione si riferisce e dei titoli professionali o di studi necessari per farne parte, la rappresentatività elettiva delle cariche interne e l'assenza di situazioni di conflitto di interesse o di incompatibilità, la trasparenza degli assetti organizzativi e l'attività dei relativi organi, la esistenza di una struttura organizzativa, e tecnico-scientifica adeguata all'effettivo raggiungimento delle finalità dell'associazione;

- la tenuta di un elenco degli iscritti, aggiornato annualmente con l'indicazione delle quote versate direttamente all'associazione per gli scopi statutari;

- la presenza di un sistema di deontologia professionale con possibilità di sanzioni;

- la previsione dell'obbligo della formazione permanente e della diffusione su tutto il territorio nazionale.

Insomma, se riconoscimento non è, di sicuro è qualcosa che ci assomiglia molto.

Una nuova vigilanza. Per effetto dell'iscrizione nell'elenco del ministero della giustizia, anche se le piattaforme internazionali non sono mai state istituite in nessun settore, le associazioni (anche quelle dei traduttori che erano già state riconosciute) dovranno sottostare alla vigilanza del ministero della giustizia. È sempre la missiva del dipartimento per gli affari di giustizia a spiegare che «il ministero si riserva di verificare il mantenimento dei requisiti, con la precisazione che l'accertamento dell'assenza o del venire meno dei requisiti e delle condizioni di cui al terzo comma del dlgs 206/2007 comporterà la cancellazione d'ufficio dall'elenco. L'associazione è pertanto obbligata, oltre che a comunicare immediatamente le vicende modificative dei requisiti e dei dati comunicati ai fini dell'annotazione, a trasmettere al ministero copia autentica dell'atto costitutivo e dello statuto eventualmente modificati».

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