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Condono Iva ampliato

del 18/05/2012
di: Pagina a cura di Debora Alberici
Condono Iva ampliato
Il condono Iva copre anche il caso in cui il contribuente abbia emesso false fatture. Con una sola limitazione, non deve risultare un credito verso l'amministrazione finanziaria ma solo una maggiore detrazione. A questo principio è giunta la Corte di cassazione che, con la sentenza n. 7675 del 16 maggio 2012, ha accolto il settimo e l'ottavo motivo del ricorso presentato da un contribuente, escluso dal condono perché aveva emesso fatture false. La sezione tributaria con una lunga motivazione ha bocciato la tesi restrittiva della Commissione centrale di Roma affermando espressamente che «in tema di condono fiscale, la definizione agevolata delle pendenze in materia di Iva prevista dall'articolo 28 dl 10 luglio 1982 n. 429, è ammissibile, in mancanza di limitazioni, anche in caso di fatturazione di operazioni inesistenti, non risultando dalla legge limitazioni al riguardo, ed essendo stata tale fattispecie compresa tra i reati di cui all'art. 50 dpr 26 ottobre 1972 n. 633 (abrogato dall'art. 13 della legge n. 516 cit. con decorrenza dal gennaio 1983), la cui inclusione nell'amnistia di cui al dpr 9 agosto 1982 n. 525 era subordinata alla condizione che il contribuente avesse fatto ricorso al condono fiscale». Ma non basta. I giudici hanno fissato un primo paletto e cioè che la definizione agevolata non resta esclusa nel caso in cui le operazioni abbiano condotto all'esposizione di un debito minore d'imposta; «mentre non è consentita quando si configuri un credito in favore del contribuente, in quanto, il condono presuppone pur sempre un debito di imposta e un conseguente obbligo di versamento». Secondo la Cassazione una convincente spiegazione del principio sta nel fatto ce il dl 429 del 1982 (sul condono Iva) è stato considerato alla stregua delle condizioni per fruire dell'amnistia prevista dal dpr 525 del 1982. Non è ancora tutto. A sua volta l'amnistia era stata concessa, a condizione che si fosse fatto ricorso al condono fiscale, anche ai contribuenti che avessero commesso il reato di utilizzazione di fatture per operazioni inesistenti. Quindi, a questo punto, perché non accordare al cittadino che ha simulato un debito minore, usufruendo della maggiore detrazione, anche il condono? In altri termini, scrive ancora il Collegio di legittimità, «nell'anzidetto perimetro normativo, è quindi logico affermare che l'applicabilità del condono resta esclusa solo quando, dall'insieme delle suddette operazioni, deriva un credito del contribuente azionabile in pregiudizio dell'amministrazione, dovendo comunque il condono comportare un versamento da parte di quest'ultimo, il quale è tenuto, ai sensi dell'art. 26 del dl n. 429 del 1982, a sborsare in ogni caso una parte della maggiore imposta accertata». La Suprema corte ha chiuso definitivamente il sipario sulla vicenda annullando le ingiunzioni di pagamento notificate al contribuente.

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