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Riforma delle professioni al buio

del 16/05/2012
di: di Benedetta Pacelli
Riforma delle professioni al buio
La riforma delle professioni sempre più nel caos. Perché non solo non basterà un semplice regolamento di delegificazione (si veda ItaliaOggi di ieri) a intervenire sugli ordinamenti di alcune professioni ma, a questo, si aggiunge la totale incertezza su modi e tempi degli attesi regolamenti (Società tra professionisti e parametri per i giudici). ItaliaOggi ha intercettato un malumore diffuso fra le categorie dettato essenzialmente dalla preoccupazione e dalla rabbia delle categorie che chiedono da mesi, senza successo, una concertazione sulle norme. Il primo provvedimento in ordine temporale (1 luglio 2012) su cui c'è grande attesa è quello sulle Stp. Il testo che sta rimpallando tra le mani dei tecnici del ministero della giustizia e quelle dello sviluppo economico crea non poche perplessità tra gli stessi ordini di natura formale ma anche sostanziale. Innanzitutto, dice il presidente degli architetti Leopoldo Freyrie, nonostante «le nostre proposte e interlocuzioni, ad oggi non abbiamo contezza né dei contenuti del decreto, né se esso sarà approvato nei tempi previsti, né cosa accadrebbe se così non fosse». A questo si aggiungono i contenuti dello stesso. Ai professionisti, infatti, non piace troppo la possibilità contenuta nella bozza in circolazione (che nessuno comunque dice di aver mai visto), che i soci di solo capitale possano avere partecipazioni a più società tra professionisti, mentre i professionisti a una sola. Un passaggio non solo ritenuto incostituzionale ma che, dicono in molti, è stato fortemente spinto dall'ufficio legislativo del ministero della giustizia che invece aveva ceduto alle richieste degli ordini di ridurre il peso del socio di capitale nella norma primaria di riferimento (i professionisti devono avere la maggioranza dei due terzi nelle deliberazioni). C'è poi il problema del dpr di conclusione della riforma, che ha un termine di pubblicazione previsto dalla stessa legge per il 13 agosto prossimo e che come chiarito dalla giurisprudenza costituzionale non potrà essere applicato a tutti. In ogni caso «tenuto conto dell'iter di approvazione», spiega ancora Freyrie, «siamo al limite della possibilità di rispettare questo termine», con la preoccupazione, dice invece il numero uno dei dottori commercialisti e degli esperti contabili Claudio Siciliotti, «che la fretta inciderà sui contenuti». Anche perché l'impressione diffusa, alla luce degli «inutili» incontri ministero-professionisti, è che tra gli stessi tecnici ministeriali non ci sia piena competenza della materia da trattare. Non è un caso, per esempio, che il decreto ministeriale sui parametri per i compensi nelle liquidazioni giudiziali da emanare entro il 24 luglio sia uscito praticamente dalle mani degli stessi ordini professionali. E pure qui scattano le polemiche. «L'abrogazione delle tariffe», spiega ancora Siciliotti, «si è rivelata una misura che ha semplicemente determinato un vuoto che adesso il governo tecnico sta tentando di coprire attraverso l'introduzione dei parametri che non solo appaiono poco chiari ma rendono di fatto poco comprensibile la scelta di abolire le vecchie tariffe. Il tutto con progetti arditi quanto impossibili. Che la riforma delle professioni non sia tra le priorità di questo paese è ormai chiaro», conclude Siciliotti, «così come è chiaro che è stato solo un modo per far contenta l'Europa».

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