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Gli enti del 103: meno vincoli per fare welfare

del 12/05/2012
di: La Redazione
Gli enti del 103: meno vincoli per fare welfare
«Le leggi che ci governano sono troppo rigide e impediscono di potenziare il welfare a favore dei liberi professionisti». Questa la critica delle Casse di previdenza di nuova generazione (nate dalla legge 103/96) lanciata dal palco dell'incontro «Contributivo, luci e ombre» svoltosi all'interno della Giornata nazionale della previdenza di Milano.

«Conosciamo bene il sistema contributivo che adottiamo da ben 15 anni, mentre la previdenza pubblica lo adotterà solo quest'anno. È un meccanismo sostenibile, che funziona e che vogliamo far evolvere verso un vero e proprio sistema di welfare integrato per i professionisti, fornendo loro un pacchetto di servizi che vadano al di là della sola erogazione della pensione». A sostenerlo sono Sergio Nunziante (biologi), Mario Schiavon (infermieri), Florio Bendinelli (periti industriali), Arcangelo Pirrello (pluricategoriale) e Angelo Arcicasa (psicologi).

In sostanza, le leggi attuali non favoriscono gli enti di previdenza più giovani ad agire in modo più incisivo dello sforzo già in atto. L'idea è quella di redistribuire per l'assistenza e la previdenza le risorse che riescono a risparmiare ogni anno, ma questo sarà possibile solo attraverso un cambio normativo necessario. Quelle risorse, inoltre, possono essere aumentate utilizzando le rendite degli investimenti se fosse applicata però una tassazione meno pesante dell'attuale: «Più tasse e dunque meno rendite: mentre vogliamo una tassazione più equa – insistono i presidenti – al livello europeo». Ad esempio, una strada potrebbe essere quella disegnata dal professor Alessandro Trudda, che ipotizza un piano ventennale per azzerare la tassazione sulle rendite in modo quasi indolore, spuntandola dello 0,63% annuo: perché non sarebbe possibile?

Anche l'applicazione della riforma Lo Presti incontra dei punti controversi. Ad oggi le Casse di nuova generazione non possono applicare a pieno la miniriforma approvata lo scorso anno: i ministeri del welfare e dell'economia hanno posto un vincolo verso la pubblica amministrazione. Dal 2012 i liberi professionisti possono beneficiare infatti di un bonus per aumentare la pensione che viene dal «contributo integrativo» (cioè utilizzando una parte di quanto versato dal cliente in fattura) escluso però nel caso di lavori con comuni, ospedali ed enti pubblici in generale. Questo impedisce che la miniriforma sia applicata per tutti, in particolare per chi ha un ambito di consulenza legato al settore pubblico, e lede il diritto costituzionale di una prestazione dignitosa per la terza età.

Antonino Lo Presti, vicepresidentre della Commissione bicamerale di vigilanza sugli enti di previdenza, presente all'incontro, ha sostenuto che ci sono i margini per cambiare le regole, sia per la previdenza sia per l'assistenza, anche se denuncia di rappresentare spesso una voce troppo isolata. La soluzione di tutti i problemi può essere l'unificazione di tutte le Casse di previdenza? Assolutamente no, rispondono in coro i presidenti degli enti di nuova generazione, se l'ipotesi è quella di fondare una superCassa dei professionisti o peggio di un accorpamento all'Inps, com'è accaduto da poco all'Enpals e all'Inpdap. «Le specificità delle singole professioni fanno sì che ogni Cassa sia nata per aderire ai bisogni della sua platea e, fino ad oggi, la buona gestione del risparmio non giustifica nessun colpo di mano». Apertura certamente verso la condivisione di servizi, all'aumento della loro qualità, ai risparmi che ne deriverebbero, perché tutti i presidenti non disdegnano fare rete. Su questo punto, emerge però qualche distinguo: chi parla di coordinamento tra Casse, chi di confederazione. La novità è che ogni Cassa sembrerebbe guardare al partner ideale, invece che restare strettamente solo entro il perimetro degli enti di previdenza di nuova generazione.

Roberto Sandrì

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