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Cause tipizzate per il licenziamento disciplinare

del 12/05/2012
di: Carla De Lellis
Cause tipizzate per il licenziamento disciplinare
Modifiche tecniche sui licenziamenti. Eliminato il riferimento alle «previsioni di legge», ritornano le «tipizzazioni previste dai contratti collettivi» per la verifica da parte del giudice dell'insussistenza dei fatti contestati al lavoratore in caso di licenziamento per giustificato motivo soggettivo o giusta causa, al fine di applicare la reintegrazione nel posto di lavoro (articolo 18). Corrette, inoltre, tempi, luoghi e modi per la comunicazione preventiva dovuta al lavoratore dal datore di lavoro nei casi di licenziamento economico (giustificato motivo oggettivo). Le novità arrivano da due emendamenti al ddl di riforma del mercato del lavoro, depositati giovedì al senato dal governo.

Modifiche tecniche. La prima novità riguarda la procedura per il licenziamento in caso di giustificato motivo soggettivo o giusta causa. La disciplina riconosce potere al giudice, se impugnato dal lavoratore, di annullare il licenziamento e condannare il datore di lavoro alla reintegrazione nel posto di lavoro del lavoratore, riconoscendogli altresì un'indennità di risarcimento. Ciò è possibile in particolare qualora il giudice accerti che non ricorrono gli estremi del giustificato motivo soggettivo o della giusta causa «per insussistenza dei fatti contestati ovvero perché il fatto rientra tra le condotte punibili con una sanzione conservativa». A questo punto il ddl di riforma aggiunge(va) che la verifica delle condotte punibili con la sanzione conservativa deve essere eseguita «sulla base delle previsioni di legge, dei contratti collettivi ovvero dei codici disciplinari applicabili»; l'emendamento governativo corregge la previsione disponendo che la predetta verifica deve essere effettuata «sulla base alle tipizzazioni di giustificato motivo soggettivo e di giusta causa previste dai contratti collettivi applicabili».

Licenziamento economico. Sul licenziamento economico le modifiche introdotte dagli emendamenti governativi riguardano la procedura di comunicazione preventiva di licenziamento, procedura introdotta dal ddl di riforma. In particolare, tale procedura stabilisce che il datore di lavoro, prima di licenziare, è tenuto a inviare una comunicazione alla direzione territoriale del lavoro, trasmessa per conoscenza al lavoratore, in cui dichiara la sua intenzione di procedere al licenziamento, indicandone motivi ed eventuali misure di assistenza alla ricollocazione del lavoratore. Entro sette giorni dal ricevimento della comunicazione, la dtl procede a convocare lavoratore e datore di lavoro al fine di un tentativo di conciliazione. Qui interviene la modifica dell'emendamento del governo, la quale stabilisce che la comunicazione con l'invito si considera validamente effettuata quando è recapitata al domicilio del lavoratore indicato nel contratto di lavoro o altro domicilio formalmente comunicato dal lavoratore al datore di lavoro, ovvero è consegnata al lavoratore che ne sottoscrive copia per ricevuta. Nei successivi 20 giorni dalla convocazione, salvo proroga su volontà delle parti (datore di lavoro e lavoratore), presso la dtl, si tiene il tentativo di conciliazione finalizzato a soluzioni alternative al licenziamento. Anche qui si inserisce una modifica dell'emendamento voluto dal governo: in caso di legittimo e documentato impedimento del lavoratore a presenziare all'incontro, la procedura può essere sospesa per massimo 15 giorni. Al termine, se la conciliazione fallisce, il datore di lavoro può proseguire comunicando il licenziamento al lavoratore.

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